Dal treno

Sto scrivendo questo post dal treno. Sono partito con il buio e il vetro del finestrino riflette solo l’interno desolato dello scompartimento. Solo ogni tanto, là fuori, il bagliore dei lampioni di qualche paesino o la scia rumorosa delle luci dei treni che incrocio.

La luce del giorno si insinua con lentezza pacata, ma inesorabile. Ha un suo ritmo leggero, con cui deposita, in sovrimpressione, le prime immagini del paesaggio sul finestrino.

(Ieri ho visto due ragazzi di colore camminare, con serena indifferenza, a fianco di tre Ferrari [clic])

Le strade, con le prime luci del giorno e senza presenze umane, si rivelano in tutta la loro nudità [clic]

Penso che lo sguardo è incredibile: in nemmeno due secoli è riuscito ad abituare la visione delle cose alla velocità. E la fotografia ancora meno: in nemmeno quaranta anni è riuscita a catturarla, nelle sue emulsioni, questa velocità, questo mondo in movimento.

È curioso. Quando guardo le nuvole lascio che i pensieri scorrano tranquilli, liberi. Cerco di non fermarli mai. Oggi, qui, su questo treno, mi sembra, invece, di essere dentro una nuvola di pensieri e di guardare le cose che scorrono. Anzi: mi sembra di essere dentro una pellicola che scorre.

 

 

 

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fotografo, critico, docente
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