Veli di illusione

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Favignana, 2018

Noi siamo ciò che vediamo e, quindi, poiché lo sguardo è atto centrale in Fotografia, noi siamo anche ciò che fotografiamo. O così sarebbe, se non fosse che la luce pura del nostro sguardo – che tutti abbiamo innata – con il tempo è diventata simile a una lampadina accesa che abbiamo ricoperto di tanti veli, uno sopra l’altro, fino a coprirla del tutto, fino a oscurarla. Sono i veli del condizionamento, dell’educazione, dell’imitazione, delle abitudini, dei pregiudizi, della cultura delle mode. Veli di illusione.

Ė a questo punto che avverto la mancanza di qualcosa e mi domando: Ma cosa vedo, cosa fotografo veramente? Allora provo a togliere, uno a uno, tutti i veli. Spoglio lo sguardo dalle illusioni e mi metto in cerca di quel qualcosa: la luce dentro di me e la pulizia dello sguardo davanti alle cose. Vado, velo dopo velo, alla riscoperta della Fotografia come gesto del presente, della presenza.

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Momenti antenati

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L’airone, 2017

Uno dei pregi o privilegi di diventare vecchi è il sentimento del tempo: la percezione, più estesa e profonda, dello scorrere delle cose e dei giorni, del loro accumularsi senza sosta. Sentimento che si manifesta in un gesto invisibile e potente: ricordare.

Capita, così, che quando incontri un volto, ascolti un profumo, guardi un’onda, una fioritura o inquadri un airone, in quel luogo e in quel momento si danno convegno tutti i volti, i profumi, le onde, le fioriture e gli aironi che ti hanno preceduto, che hai odiato o amato.

A questo punto, puoi scegliere se lasciarti precipitare, e perderti, in una geologia senza fine del passato o restare qui, seduto sopra tutti quei momenti antenati, a respirare il presente. Come un airone appoggiato sul riflesso di una cascina.

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Diario indiano. Gokarna. Il Tempo come esperienza

shobha rangoli

Foto Shobha

A Gokarna i mattini hanno un ritmo fresco e millenario. I bramini tornano dalle abluzioni alla Vasca Sacra. Le botteghe aprono i battenti ed espongono mercanzie colorate, che le vacche sacre – dopo il torpore notturno – annusano prima dei pellegrini. Le donne, con gesti eleganti e polvere di gesso bianco, disegnano rangoli per terra, davanti all’uscio di casa.

La mattina guardo tutto questo e vedo la Vita vibrare e passare da un uomo all’altro, da una donna all’altra, da un animale all’altro, da un fiore all’altro, da una strada all’altra e ricongiungersi qui, nel mio respiro, nel mio sguardo.

 

Il Tempo come esperienza

India, Gokarna. Dal 7 al 14 gennaio 2918

Workshop con Shobha e Enrico Prada

www.motherindiaschool.it

sorayamotherindia@gmail.com

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Pieno Vuoto Uno. Il giorno dopo

montemagno di calci

Montemagno di Calci (PI), 2017

Workshop finito. È il giorno dopo. C’è ancora nell’aria profumo di gioia, di bellezza in ogni cosa. Il giorno dopo è giorno di sorrisi dentro, di silenzio soddisfatto.

Stamattina, appena sveglio, ho guardato le colline di ulivi e pini ancora in ombra. Meno le cime, illuminate dal primo sole. A poco a poco, con il passare dei minuti, anche i fianchi dei colli si sono schiariti. Lentamente. Lentamente si è illuminato il casale solitario a mezza costa. Si è illuminato il piccolo gregge di case più a valle.

Il workshop è stato come questa luce del mattino, che inizia con un piccolo squarcio e poi, piano pano, scivola a rischiarare tante cose. Fino a quando tutto diventa più visibile, più chiaro. Con un movimento morbido e senza strappi che scioglie le ombre della notte.

 

Pieno Vuoto Uno. Workshop di esperienza fotografica e creativa

Museo Nazionale della Certosa di Calci (PI)

13 – 15 ottobre 2017

 

Personaggi e interpreti

Massimiliano Ghimenti (il Sindaco); Antonia D’Aniello (la Direttrice del Museo Nazionale della Certosa di Calci; Rita Carriaggio (nel doppio ruolo di fotografa e organizzatrice in loco); Soraya Gullifa (il nostro angelo custode); Filippo Carli (il regista autore del film Nataraja. La danza della vita); Barbara Caleo, Catia Masetti (le fotografe – con Barbara Pasquariello, Rita Carriaggio, Soraya Gullifa e Shobha – autrici della mostra India. Rituali e guarigioni); Alberto Moni, Barbara Cardini, Miriam Labella, Francesco Paci, Livia Maturi, Patrizia Andronico (i fotografi che hanno eseguito i nostri esercizi emozionali); Titti Tarabella, Stefano Erasmo Pacini, Antonella Marconi (alcuni degli amici venuti da lontano per abbracciarci); Shobha, Barbara Pasquariello, Enrico Prada (il trio che ha potuto eseguire con gioia lo spartito di questo workshop grazie alla magnifica interpretazione di tutti gli altri personaggi).

Musiche

Il vento tra gli ulivi, il ronzio delle api, il suono dei nostri passi, i rintocchi della campana di Nicosia, il raglio del mulo, la voce dei capretti …

Effetti speciali

Il silenzio della Certosa di Calci, i colori del cielo all’alba e al tramonto, il profumo di legna che brucia, le nuvole di umidità del mattino, il tintinnio dei calici di vino nella bottega di Stefania a Montemagno …

Regia

Mother India School

 

La mostra India. Rituali e guarigioni rimarrà aperta, alla Certosa di Calci, fino al 29 ottobre 2017.

 

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Appuntamento Levanzo. Esperienza creativa, visuale, poetica dedicata a chi fotografa, filma, scrive, dipinge.

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Foto Shobha

Eppure ci sarà un modo per sciogliere le barriere che separano certi ruoli: maestro e allievo, per esempio. Ci sarà pure un modo per creare e vivere un gruppo che lavora insieme, che insieme fa esperienza creativa superando i confini rigidi dei singoli linguaggi. Ci sarà pure un modo per arricchire la propria arte accogliendo altre arti.

Forse questo modo c’è ed è contenuto in una bellissima parola sanscrita: Tirthankara (maestro). Che significa: uno che crea spazio per la tua barca, da cui puoi salpare verso l’altra sponda.

Creare spazio. Cioè, fare posto. Togliere il superfluo e affidarsi a nuove possibilità di viaggio e di scoperta. Uno spazio dove ognuno è Tirthankara per gli altri. Dove Tirthankara è anche il suono di una campana, il rumore del vento, il canto dei gabbiani. Dove Tirthankara è una camminata sugli scogli, l’ascolto della vita di un pescatore.  Dove Tirthankara è dipingere in riva al mare, scrivere in pineta o fotografare il silenzio. Dove tutto è Tirthankara. Se lo riconosci, se lo ascolti. E poi salpi.

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Foto Shobha 

Ecco, forse l’idea di Appuntamento Levanzo è nata così. Da una parola sanscrita. Cos’è Appuntamento Levanzo?

Appuntamento Levanzo – ideato da Shobha e Enrico Prada, con l’assistenza di Soraya Gullifa – è il primo degli appuntamenti che “Mother India School. Progetti Itineranti” terrà in giro per l’Italia e per il mondo.

Qualcosa di nuovo. Che contiene l’idea di Laboratorio, Officina Creativa, Comunità, Isola di Silenzio e d’Invenzione. Momento di Scoperta e Gioco, Luogo di scambio di idee, storie, immagini e intuizioni. Luogo di scambio fra linguaggi ed esperienze diverse che si incontrano: fotografia, video, scrittura, pittura.

Tema di  Appuntamento Levanzo, dal 14 al 17 settembre 2017, sarà: Il Pieno. Il Vuoto.

 

 

E per saperne di più:  www.shobha.it

Per informazioni e prenotazioni: sorayamotherindia@gmail.com oppure www.motherindiaschool.it

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Lo sguardo profumato

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Foto Shobha 

C’è una poesia del monaco vietnamita Thich Nhat Hanh che dice:

Lavandomi i denti e sciacquandomi la bocca / mi impegno a parlare / con purezza e amore. / Quando la bocca profuma / di parole corrette / un fiore sboccia / nel giardino del mio cuore.

Ecco, se anche lo sguardo profumasse come quella bocca, sarebbe facile – come è successo stamattina – scoprire che tra le rocce della scogliera fanno capolino le piume dei piccoli di gabbiano, che si camuffano allo sguardo degli sparvieri.

Sarebbe facile, insomma, trasformare lo sguardo in giardino, in meraviglia, in stupore. [Clic]

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Uccelli mancati

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Photo Shobha

Il gallo è uccello di terra. Uccello mancato. Apre le ali e spicca qualche salto, che lui chiama Volo. Ma non gli riesce di decollare. Però, quando canta, tende con forza   il collo verso il cielo. Canta al Sole.

Il gallo è uccello di terra, con la nostalgia dell’azzurro. Per questo alcuni galli se ne stanno appollaiati sui rami degli alberi, vicino ai templi. O sopra un balcone, in compagnia di un corvo. Per avvicinarsi di più al cielo.

Noi siamo di terra, come i galli. Uccelli mancati, con la nostalgia dell’azzurro. Con i nostri piccoli canti, immagini o danze proviamo a spiccare, anche noi, i nostri voli. Per avvicinarci un po’ di più all’infinito.

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