Appuntamento Levanzo. Esperienza creativa, visuale, poetica dedicata a chi fotografa, filma, scrive, dipinge.

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Foto Shobha

Eppure ci sarà un modo per sciogliere le barriere che separano certi ruoli: maestro e allievo, per esempio. Ci sarà pure un modo per creare e vivere un gruppo che lavora insieme, che insieme fa esperienza creativa superando i confini rigidi dei singoli linguaggi. Ci sarà pure un modo per arricchire la propria arte accogliendo altre arti.

Forse questo modo c’è ed è contenuto in una bellissima parola sanscrita: Tirthankara (maestro). Che significa: uno che crea spazio per la tua barca, da cui puoi salpare verso l’altra sponda.

Creare spazio. Cioè, fare posto. Togliere il superfluo e affidarsi a nuove possibilità di viaggio e di scoperta. Uno spazio dove ognuno è Tirthankara per gli altri. Dove Tirthankara è anche il suono di una campana, il rumore del vento, il canto dei gabbiani. Dove Tirthankara è una camminata sugli scogli, l’ascolto della vita di un pescatore.  Dove Tirthankara è dipingere in riva al mare, scrivere in pineta o fotografare il silenzio. Dove tutto è Tirthankara. Se lo riconosci, se lo ascolti. E poi salpi.

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Foto Shobha 

Ecco, forse l’idea di Appuntamento Levanzo è nata così. Da una parola sanscrita. Cos’è Appuntamento Levanzo?

Appuntamento Levanzo – ideato da Shobha e Enrico Prada, con l’assistenza di Soraya Gullifa – è il primo degli appuntamenti che “Mother India School. Progetti Itineranti” terrà in giro per l’Italia e per il mondo.

Qualcosa di nuovo. Che contiene l’idea di Laboratorio, Officina Creativa, Comunità, Isola di Silenzio e d’Invenzione. Momento di Scoperta e Gioco, Luogo di scambio di idee, storie, immagini e intuizioni. Luogo di scambio fra linguaggi ed esperienze diverse che si incontrano: fotografia, video, scrittura, pittura.

Tema di  Appuntamento Levanzo, dal 14 al 17 settembre 2017, sarà: Il Pieno. Il Vuoto.

 

 

E per saperne di più:  www.shobha.it

Per informazioni e prenotazioni: sorayamotherindia@gmail.com oppure www.motherindiaschool.it

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Lo sguardo profumato

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Foto Shobha 

C’è una poesia del monaco vietnamita Thich Nhat Hanh che dice:

Lavandomi i denti e sciacquandomi la bocca / mi impegno a parlare / con purezza e amore. / Quando la bocca profuma / di parole corrette / un fiore sboccia / nel giardino del mio cuore.

Ecco, se anche lo sguardo profumasse come quella bocca, sarebbe facile – come è successo stamattina – scoprire che tra le rocce della scogliera fanno capolino le piume dei piccoli di gabbiano, che si camuffano allo sguardo degli sparvieri.

Sarebbe facile, insomma, trasformare lo sguardo in giardino, in meraviglia, in stupore. [Clic]

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Uccelli mancati

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Photo Shobha

Il gallo è uccello di terra. Uccello mancato. Apre le ali e spicca qualche salto, che lui chiama Volo. Ma non gli riesce di decollare. Però, quando canta, tende con forza   il collo verso il cielo. Canta al Sole.

Il gallo è uccello di terra, con la nostalgia dell’azzurro. Per questo alcuni galli se ne stanno appollaiati sui rami degli alberi, vicino ai templi. O sopra un balcone, in compagnia di un corvo. Per avvicinarsi di più al cielo.

Noi siamo di terra, come i galli. Uccelli mancati, con la nostalgia dell’azzurro. Con i nostri piccoli canti, immagini o danze proviamo a spiccare, anche noi, i nostri voli. Per avvicinarci un po’ di più all’infinito.

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Portami nel cuore

 

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Portami nel cuore

ha sussurrato

il campo di stoppie

gelate.

 

Così ho fatto.

 

E ho fatto mie

tutte le cose

– anche le più piccole –

che l’universo lascia

sui sentieri quotidiani

del mio sguardo.

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Quello che ho capito

 

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Quello che ho capito

– che mi hanno aiutato a capire –

è molto semplice:

non fotografo

come se fosse un’arte,

ma come fosse

la mia stessa vita.

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Anch’io lo dirò

anchio

Ph. Shobha

Anch’io lo dirò

a dio o a chi per lui o lei

– come il piccolo siriano bombardato –

 

Gli dirò tutto,

tutto quello che gli uomini

stanno facendo.

E non sarò il solo.

 

Insieme diremo

che non vogliamo appartenere

all’ombra

gettata sul mondo

da chi arma le genti,

da chi le uccide,

da chi governa o arricchisce

ignobilmente,

da chi accoltella le mogli

o sgozza i fratelli,

da chi avvelena il nostro cibo

e l’acqua e i venti,

da chi litiga ai semafori,

da chi disprezza la vita

altrui.

 

Lo diremo con i nostri gesti

quotidiani,

semplici e pieni di bellezza:

chi con un verso o un canto,

chi con una danza, un profumo o una foto,

chi cuocendo il pane o gettando le reti in mare.

Con amore.

 

Lo diremo offrendo

una semplice candela

e tutte queste luci

– insieme –

divamperanno

come un incendio.

 

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Per me

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Per me è una preghiera

Una storia d’amore

Non una semplice fotografia

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