Così. Prove di immaginario

 

Todd Hido 7373

Todd Hido, #7373, 2009, dalla serie “Houses at Night”

Essere fotografi significa notare i dettagli in superficie e come essi rappresentino qualcosa di più grande. Un po’ come essere un detective o uno psicologo.”  (Todd Hido)

 

– Perché mi guardi così?

(Silenzio. Solo il suono impreciso e metallico di una radiolina che trasmette In the neighborhood di Tom Waits)

– Rispondi. Perché mi guardi così?

– Niente.

– Niente?

– Niente.

– Insomma, vuoi dirmi perché mi guardi così?

– Non so. È tutto così strano.

– “Così” come? che vuoi dire?

– Voglio dire che tutto è tutto come non l’ho mai visto prima.

– Tutto cosa?

– Tutto. Il tavolo, la radio, questa canzone e questa casa, la luce della cucina, la mia faccia, tu …

– Che vuoi dire? Non ti vado più bene?

– … come se fra me e queste cose ci fosse una distanza incolmabile.

– Non ti senti bene?

– Sto bene. Solo che tutto è così strano.

– Non ti capisco quando parli così.

– Non importa. Esco a prendere un po’ d’aria.

(Sbatte una porta. Resta nell’aria un silenzio irrisolto e la canzone di Tom Waits che esce dalla radiolina)

 

[Dialogo immaginato con lo sguardo mentre guardavo #7373 di Todd Hido e ascoltavo In the neighborhood di Tom Waits]

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Le mele cadute

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2018. Campionario d’inverno #1 

Casa dall’intonaco scrostato che lascia trasparire mattoni rossi sbrecciati

Rami aspri e contorti di alberi nella nebbia

Nidi vuoti tra i rami messi a nudo dall’inverno

Masse di foglie marce e moribonde sul ciglio della strada

Furgone del latte che schizza fango con il suo passaggio nervoso

Scuolabus color giallo-desolazione con un solo bambino a bordo

Stormi di uccelli che fluttuano bassi nel cielo gonfio di freddo

Sacco della spazzatura abbandonato da giorni lungo la strada

Rose senza vita e colore nel giardino della canonica

Mozzicone bianco schiacciato da un trattore …

 

Le immagini sono dovunque, come mele cadute nell’erba, dove marciranno se il viaggiatore, con occhio amorevole e gusto per la bellezza – per qualsiasi bellezza – non si chinerà a raccoglierle.

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La mia anima si tuffa nell’acqua

 

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La mia anima si tuffa nell’acqua. Favignana, 2018

Nuovo sguardo, nuovo vedere. Fotografare nuovo. Il mio. Da qualche tempo.

Sguardo e fotografia che niente hanno da rivelare, che niente vogliono disseppellire dalla struttura del mondo. Nessun indizio da decifrare, nessuna speculazione. Solo una coscienza, una presenza immediata. Uno slancio, una fusione con le cose.

Il mio sguardo, la mia fotografia nuova. Rinvenuti in questo haiku del poeta Onitsura:

La mia anima si tuffa nell’acqua

e riemerge

con il cormorano

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Veli di illusione

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Favignana, 2018

Noi siamo ciò che vediamo e, quindi, poiché lo sguardo è atto centrale in Fotografia, noi siamo anche ciò che fotografiamo. O così sarebbe, se non fosse che la luce pura del nostro sguardo – che tutti abbiamo innata – con il tempo è diventata simile a una lampadina accesa che abbiamo ricoperto di tanti veli, uno sopra l’altro, fino a coprirla del tutto, fino a oscurarla. Sono i veli del condizionamento, dell’educazione, dell’imitazione, delle abitudini, dei pregiudizi, della cultura delle mode. Veli di illusione.

Ė a questo punto che avverto la mancanza di qualcosa e mi domando: Ma cosa vedo, cosa fotografo veramente? Allora provo a togliere, uno a uno, tutti i veli. Spoglio lo sguardo dalle illusioni e mi metto in cerca di quel qualcosa: la luce dentro di me e la pulizia dello sguardo davanti alle cose. Vado, velo dopo velo, alla riscoperta della Fotografia come gesto del presente, della presenza.

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Momenti antenati

Airone 1017

L’airone, 2017

Uno dei pregi o privilegi di diventare vecchi è il sentimento del tempo: la percezione, più estesa e profonda, dello scorrere delle cose e dei giorni, del loro accumularsi senza sosta. Sentimento che si manifesta in un gesto invisibile e potente: ricordare.

Capita, così, che quando incontri un volto, ascolti un profumo, guardi un’onda, una fioritura o inquadri un airone, in quel luogo e in quel momento si danno convegno tutti i volti, i profumi, le onde, le fioriture e gli aironi che ti hanno preceduto, che hai odiato o amato.

A questo punto, puoi scegliere se lasciarti precipitare, e perderti, in una geologia senza fine del passato o restare qui, seduto sopra tutti quei momenti antenati, a respirare il presente. Come un airone appoggiato sul riflesso di una cascina.

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Diario indiano. Gokarna. Il Tempo come esperienza

shobha rangoli

Foto Shobha

A Gokarna i mattini hanno un ritmo fresco e millenario. I bramini tornano dalle abluzioni alla Vasca Sacra. Le botteghe aprono i battenti ed espongono mercanzie colorate, che le vacche sacre – dopo il torpore notturno – annusano prima dei pellegrini. Le donne, con gesti eleganti e polvere di gesso bianco, disegnano rangoli per terra, davanti all’uscio di casa.

La mattina guardo tutto questo e vedo la Vita vibrare e passare da un uomo all’altro, da una donna all’altra, da un animale all’altro, da un fiore all’altro, da una strada all’altra e ricongiungersi qui, nel mio respiro, nel mio sguardo.

 

Il Tempo come esperienza

India, Gokarna. Dal 7 al 14 gennaio 2918

Workshop con Shobha e Enrico Prada

www.motherindiaschool.it

sorayamotherindia@gmail.com

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Pieno Vuoto Uno. Il giorno dopo

montemagno di calci

Montemagno di Calci (PI), 2017

Workshop finito. È il giorno dopo. C’è ancora nell’aria profumo di gioia, di bellezza in ogni cosa. Il giorno dopo è giorno di sorrisi dentro, di silenzio soddisfatto.

Stamattina, appena sveglio, ho guardato le colline di ulivi e pini ancora in ombra. Meno le cime, illuminate dal primo sole. A poco a poco, con il passare dei minuti, anche i fianchi dei colli si sono schiariti. Lentamente. Lentamente si è illuminato il casale solitario a mezza costa. Si è illuminato il piccolo gregge di case più a valle.

Il workshop è stato come questa luce del mattino, che inizia con un piccolo squarcio e poi, piano pano, scivola a rischiarare tante cose. Fino a quando tutto diventa più visibile, più chiaro. Con un movimento morbido e senza strappi che scioglie le ombre della notte.

 

Pieno Vuoto Uno. Workshop di esperienza fotografica e creativa

Museo Nazionale della Certosa di Calci (PI)

13 – 15 ottobre 2017

 

Personaggi e interpreti

Massimiliano Ghimenti (il Sindaco); Antonia D’Aniello (la Direttrice del Museo Nazionale della Certosa di Calci; Rita Carriaggio (nel doppio ruolo di fotografa e organizzatrice in loco); Soraya Gullifa (il nostro angelo custode); Filippo Carli (il regista autore del film Nataraja. La danza della vita); Barbara Caleo, Catia Masetti (le fotografe – con Barbara Pasquariello, Rita Carriaggio, Soraya Gullifa e Shobha – autrici della mostra India. Rituali e guarigioni); Alberto Moni, Barbara Cardini, Miriam Labella, Francesco Paci, Livia Maturi, Patrizia Andronico (i fotografi che hanno eseguito i nostri esercizi emozionali); Titti Tarabella, Stefano Erasmo Pacini, Antonella Marconi (alcuni degli amici venuti da lontano per abbracciarci); Shobha, Barbara Pasquariello, Enrico Prada (il trio che ha potuto eseguire con gioia lo spartito di questo workshop grazie alla magnifica interpretazione di tutti gli altri personaggi).

Musiche

Il vento tra gli ulivi, il ronzio delle api, il suono dei nostri passi, i rintocchi della campana di Nicosia, il raglio del mulo, la voce dei capretti …

Effetti speciali

Il silenzio della Certosa di Calci, i colori del cielo all’alba e al tramonto, il profumo di legna che brucia, le nuvole di umidità del mattino, il tintinnio dei calici di vino nella bottega di Stefania a Montemagno …

Regia

Mother India School

 

La mostra India. Rituali e guarigioni rimarrà aperta, alla Certosa di Calci, fino al 29 ottobre 2017.

 

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