Haiku senza parole con mare, onda e controluce a Mondello

Dal mare di Mondello

Dal mare di Mondello

                                                                                                                                                     Dal mare di MondelloDal mare di Mondello                   

 

 

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Haiku senza parole con nuvole, azzurro e cretto di Burri

                                                                                                                                                                     

Dal cretto di Burri

Dal cretto di Burri

 

Dal cretto di Burri

Dal cretto di Burri

 

Dal cretto di Burri

Dal cretto di Burri

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Fotografia e Vino. Workshop siciliano

                                                                                                                                                                                      

Prendi un’azienda vitivinicola, una grande famiglia siciliana (Tasca d’Almerita) che da duecento anni ama la terra e la cultura, una tenuta strepitosa alle pendici delle Madonie (Regaleali) e una vendemmia. E dentro a tutto questo mettici un workshop. Di fotografia. Fotografia e Vino. Inebriante, vero?

Ma cosa hanno in comune Fotografia e Vino?, potrebbe dire qualcuno. Molte, molte cose …

La Fotografia, come il Vino, è attività che coinvolge tutti i sensi. Non solo lo sguardo. Perché noi guardiamo con tutto il corpo. Guardiamo e ascoltiamo; guardiamo e annusiamo; guardiamo e tocchiamo e ci muoviamo nello spazio. Fisico ed emotivo. Fotografiamo ed entriamo in relazione con la vita.

Allo stesso modo, il Vino coinvolge tutto il corpo, non solo il palato. Il Vino ci proietta in  un universo dove il colore si intreccia al sapore, ai profumi, alla Terra. Beviamo ed entriamo in relazione con la vita.

La Fotografia, come il Vino, è un gesto creativo. Fatto di amore per il mondo e di passione per il proprio lavoro. La Fotografia, come il Vino, custodisce la memoria dell’uomo. La Fotografia, come il Vino, è un dono: restituisce agli altri ciò che la vita ha offerto. Mostrare una fotografia è come offrire un calice di vino: stessa forza simbolica, stessa profondità.

Ecco, per questi e altri motivi, Shobha, Enrico Prada, Mother India School – assistiti con dolcezza e precisione da Soraya Gullifa – hanno accettato con gioia l’invito dell’Azienda Tasca d’Almerita a tenere in queste terre un workshop di fotografia.

Ma non è tutto. I Tasca d’Almerita mettono a disposizione dei fotografi (e di un loro accompagnatore) sette suites, cibo, vini. E in cambio di questa ospitalità generosa e accogliente, i fotografi doneranno una selezione delle foto più belle del loro lavoro. Un piccolo baratto. Un baratto creativo. Inebriante, vero?

Regaleali 2

Cosa accadrà durante il workshop? Molte, molte cose … Esercizi per ripulire lo sguardo e per espanderlo; esercizi per espandere i sensi e lo spirito; esercizi per guardare, per ascoltare, per annusare, per vedere e raccontare le storie: da quelle scritte nella Terra a quelle scritte sui volti e sui gesti degli uomini. Un workshop per riscoprire l’energia della Vita e della Vite, per gioire, per realizzare progetti poetici personali. E alla fine, se avremo lavorato bene, ci sarà una mostra, un catalogo o un libro. Nel caso, poi, ci fosse qualche fotografo astemio, è bene ricordare che i Tasca d’Almerita producono anche olio, frutta, ortaggi …

Insomma, un workshop gioioso e giocoso, rigenerante e ristoratore. Per lo sguardo, per i sensi, per lo spirito.

 

Uno sguardo divino. Uno sguardo in ascolto

Workshop con Shobha e Enrico Prada

Dal 6 al 10 settembre 2016

Tenuta Regaleali – Sicilia

Posti disponibili: solo 7

Istruzioni dettagliate e scheda di iscrizione le trovate sul sito di Mother India School (www.motherindiaschool.it)

Per farvi un’idea della Tenuta Regaleali, della storia della famiglia Tasca d’Almerita, dei luoghi che ospiteranno i fotografi, andate qui

www.tascadalmerita.it

Per le iscrizioni e per qualsiasi informazione, la bravissima Soraya risponderà a tutte le vostre domande. Basta scriverle qui

sorayamotherindia@gmail.com

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Alfabeto fotografico personale. Paesaggio

                                     

                                                                                                                                                  

IVANO DA CORTE

Mi chiedo: sei tu che trovi questi luoghi o sono loro che scelgono te?

IL VALIGIAIO

Non ne sono sicuro, ma credo si tratti di un movimento in due direzioni. Da una parte lascio che i luoghi accadano, semplicemente. E aspetto che nel loro trascorrere si apra una breccia da cui penetrare e abbandonarmi in quei paesaggi.

(nel vento si insinua un bagliore di alba e un cane abbaia in lontananza)

Dall’altra, sono i luoghi a incantare, a irretire con la loro voce: la luce. E aspettano che il loro canto venga raccolto dallo sguardo del passante.

 

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Diario d’estate

                                                                                                                                                                                           … del resto è la cicala, con il suo canto ininterrotto, a dare senso al Vuoto dell’estate

… o a prendere il posto dell’ombra prosciugata dall’afa velenosa

… e mentre le bocche si schiudono accaldate, un filo leggero di sudore scivola lungo il collo e nella schiena, nella intermittenza irregolare delle poche lucciole rimaste, che alcuni dei generosi hanno concesso – non si sa perché – come succedanei delle stelle, agli uomini indifferenti.

 

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Diario d’estate. Tutto è perfetto così

Ho dato da mangiare ai gatti, ho spalancato come gambe la finestra e sono scivolato nelle lenzuola fresche per assistere al cinema naturale della notte che accade.

Le cime degli alberi che sfiorano la mansarda, il gracidare delle rane in mezzo al riso che matura, le ultime tortore che cercano rifugio. E la luna. Che stasera è rossa.

Tutto è perfetto così. Anche senza sguardo, anche senza foto.

Un solo clic: l’interruttore della luce che spengo, poco prima di affidare la mia stanchezza al sonno.

 

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Dialoghi a Alicudi

La materia di Alicudi, 2016

La materia di Alicudi, 2016

                                                                                                                                                                                            

– Guardo l’onda che mi lambisce o mi sommerge, qui, sulla sponda. Secondo il vento.

– Io, invece, guardo il sole che mi asciuga e lascio che la salsedine mi avvolga di un altro colore.

– Ma non sentite, voi, il cappero muoversi sotto di noi? Non sentite le sue radici che ci accarezzano?

– Si, le sentiamo e aspettiamo il getto del suo fiore bianco e il suo profumo nella notte dolce.

– E tu cosa guardi?

– Io guardo l’ombra di questo umano che mi calpesta con delicatezza. Guardo i suoi occhi che fissano i miei pori e ascolto un rumore leggero, come goccia di temporale che cade sull’acqua, uscire dalle sue mani: [clic]. E in quel momento preciso sento che lui è diventato pietra, come me. E io gli appartengo.

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