Uccelli mancati

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Photo Shobha

Il gallo è uccello di terra. Uccello mancato. Apre le ali e spicca qualche salto, che lui chiama Volo. Ma non gli riesce di decollare. Però, quando canta, tende con forza   il collo verso il cielo. Canta al Sole.

Il gallo è uccello di terra, con la nostalgia dell’azzurro. Per questo alcuni galli se ne stanno appollaiati sui rami degli alberi, vicino ai templi. O sopra un balcone, in compagnia di un corvo. Per avvicinarsi di più al cielo.

Noi siamo di terra, come i galli. Uccelli mancati, con la nostalgia dell’azzurro. Con i nostri piccoli canti, immagini o danze proviamo a spiccare, anche noi, i nostri voli. Per avvicinarci un po’ di più all’infinito.

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Portami nel cuore

 

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Portami nel cuore

ha sussurrato

il campo di stoppie

gelate.

 

Così ho fatto.

 

E ho fatto mie

tutte le cose

– anche le più piccole –

che l’universo lascia

sui sentieri quotidiani

del mio sguardo.

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Quello che ho capito

 

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Quello che ho capito

– che mi hanno aiutato a capire –

è molto semplice:

non fotografo

come se fosse un’arte,

ma come fosse

la mia stessa vita.

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Anch’io lo dirò

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Ph. Shobha

Anch’io lo dirò

a dio o a chi per lui o lei

– come il piccolo siriano bombardato –

 

Gli dirò tutto,

tutto quello che gli uomini

stanno facendo.

E non sarò il solo.

 

Insieme diremo

che non vogliamo appartenere

all’ombra

gettata sul mondo

da chi arma le genti,

da chi le uccide,

da chi governa o arricchisce

ignobilmente,

da chi accoltella le mogli

o sgozza i fratelli,

da chi avvelena il nostro cibo

e l’acqua e i venti,

da chi litiga ai semafori,

da chi disprezza la vita

altrui.

 

Lo diremo con i nostri gesti

quotidiani,

semplici e pieni di bellezza:

chi con un verso o un canto,

chi con una danza, un profumo o una foto,

chi cuocendo il pane o gettando le reti in mare.

Con amore.

 

Lo diremo offrendo

una semplice candela

e tutte queste luci

– insieme –

divamperanno

come un incendio.

 

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Per me

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Per me è una preghiera

Una storia d’amore

Non una semplice fotografia

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Alfabeto fotografico personale. Generosità

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Tasca D’Almerita, Tenuta di Regaleali, 2016

Credo che la Fotografia sia una faccenda di generosità. Nel senso che, quando fotografi, tu dovresti restituire al mondo, agli altri, ciò che l’Universo ha donato al tuo sguardo, al tuo essere.  Che poi è la stessa generosità di cui è imbevuto chi realizza un mandala con i fiori, scrive un haiku o disegna un ramo di bambù a inchiostro di china.

La generosità di ogni creazione, di ogni atto creativo.

Credo anche che la Fotografia sia un atto, un atto creativo, da compiere senza vergogna. Perché la vergogna trattiene sempre qualcosa e rende il tuo dono agli altri incompleto. Un dono a metà.

Se non è così, cioè: se non sei generoso e se hai vergogna, allora quello che stai facendo quando fotografi è solo Accademia. Fredda, polverosa, narcisistica Accademia.

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Nella bellezza dell’impermanenza

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Laura Lomuscio, da “Koi”

Voglio scrivere di Koi, la mostra fotografica d’esordio di Laura Lomuscio. Voglio scriverne per riferire cosa può accadere quando oltrepassi la superficie di un’immagine, quando entri nel suo territorio e ti abbandoni. Senza pensieri, aggirandoti in compagnia dello sguardo. Che è, poi, il solo modo per guardare un’immagine. Oltrepassare lo specchio ed entrarci.

 

LA CARPA – E tu chi sei?

IL VALIGIAIO – Sono un umano. E mi sono perso.

LA CARPA – Dove ti sei perso? O cosa hai perso?

IL VALIGIAIO – Qui, in queste foto. Non riconosco più niente.

LA CASA RIFLESSA – Ma è impossibile …

LA CARPA – … è impossibile.

IL VALIGIAIO – Come? Non vedete che tutto è fuori posto? Che tutto è diverso?

LA CARPA – Vuoi dire che non riconosci l’acqua? Non riconosci il cielo? …

LA CASA RIFLESSA – … non riconosci la carpa? …

LA CARPA, LA CASA RIFLESSA (insieme) – … non riconosci i pesci rossi?

IL VALIGIAIO – Si, li riconosco. Ma è tutto fuori posto. Sono dentro una fotografia che sembra un acquerello. L’orizzonte è sottosopra. Ciò che è solido è diventato liquido. Ciò che è liquido è diventato aereo.

LA CASA RIFLESSA – (sorride, materna) Ma no, caro umano-che-ti-sei-perso. Niente è fuori posto. Solo che i confini si sono spostati. Un po’ più in là, verso l’infinito.

LA CARPA, LA CASA RIFLESSA (insieme) – Sei dentro la creazione. Sei dentro una nuova mappa. Ti sei perso perché continui a orientarti con la tua.

LA CARPA – Vedi? Io continuo a nuotare, felice. Solo che nuoto nel cielo. Ma sono sempre carpa.

LA CASA RIFLESSA – Io ho perso la mia immobile solidità e ora fluttuo nell’acqua come un panno sfuggito alle lavandaie. Ma sono sempre casa.

LA CARPA, LA CASA RIFLESSA (insieme, ridendo) – Sei dentro la metamorfosi continua delle cose.

LA CARPA – Benvenuto, caro umano-che-ti-sei-perso …

LA CASA RIFLESSA – … nella bellezza dell’impermanenza.

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Laura Lomuscio, da “Koi”

Se anche voi, che siete o passate a Milano, volete perdervi nella bellezza dell’impermanenza di Koi (e delle cose tutte), avete tempo fino al 10 dicembre.

 

Laura Lomuscio – Koi

Arteca – Via Savona, 1 – Milano

Dal 10 novembre al 10 dicembre 2016

Orario: dalle 14.00 alle 20.00

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