Lo sguardo profumato

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Foto Shobha 

C’è una poesia del monaco vietnamita Thich Nhat Hanh che dice:

Lavandomi i denti e sciacquandomi la bocca / mi impegno a parlare / con purezza e amore. / Quando la bocca profuma / di parole corrette / un fiore sboccia / nel giardino del mio cuore.

Ecco, se anche lo sguardo profumasse come quella bocca, sarebbe facile – come è successo stamattina – scoprire che tra le rocce della scogliera fanno capolino le piume dei piccoli di gabbiano, che si camuffano allo sguardo degli sparvieri.

Sarebbe facile, insomma, trasformare lo sguardo in giardino, in meraviglia, in stupore. [Clic]

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Uccelli mancati

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Photo Shobha

Il gallo è uccello di terra. Uccello mancato. Apre le ali e spicca qualche salto, che lui chiama Volo. Ma non gli riesce di decollare. Però, quando canta, tende con forza   il collo verso il cielo. Canta al Sole.

Il gallo è uccello di terra, con la nostalgia dell’azzurro. Per questo alcuni galli se ne stanno appollaiati sui rami degli alberi, vicino ai templi. O sopra un balcone, in compagnia di un corvo. Per avvicinarsi di più al cielo.

Noi siamo di terra, come i galli. Uccelli mancati, con la nostalgia dell’azzurro. Con i nostri piccoli canti, immagini o danze proviamo a spiccare, anche noi, i nostri voli. Per avvicinarci un po’ di più all’infinito.

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Portami nel cuore

 

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Portami nel cuore

ha sussurrato

il campo di stoppie

gelate.

 

Così ho fatto.

 

E ho fatto mie

tutte le cose

– anche le più piccole –

che l’universo lascia

sui sentieri quotidiani

del mio sguardo.

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Quello che ho capito

 

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Quello che ho capito

– che mi hanno aiutato a capire –

è molto semplice:

non fotografo

come se fosse un’arte,

ma come fosse

la mia stessa vita.

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Anch’io lo dirò

anchio

Ph. Shobha

Anch’io lo dirò

a dio o a chi per lui o lei

– come il piccolo siriano bombardato –

 

Gli dirò tutto,

tutto quello che gli uomini

stanno facendo.

E non sarò il solo.

 

Insieme diremo

che non vogliamo appartenere

all’ombra

gettata sul mondo

da chi arma le genti,

da chi le uccide,

da chi governa o arricchisce

ignobilmente,

da chi accoltella le mogli

o sgozza i fratelli,

da chi avvelena il nostro cibo

e l’acqua e i venti,

da chi litiga ai semafori,

da chi disprezza la vita

altrui.

 

Lo diremo con i nostri gesti

quotidiani,

semplici e pieni di bellezza:

chi con un verso o un canto,

chi con una danza, un profumo o una foto,

chi cuocendo il pane o gettando le reti in mare.

Con amore.

 

Lo diremo offrendo

una semplice candela

e tutte queste luci

– insieme –

divamperanno

come un incendio.

 

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Per me

zzz

Per me è una preghiera

Una storia d’amore

Non una semplice fotografia

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Alfabeto fotografico personale. Generosità

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Tasca D’Almerita, Tenuta di Regaleali, 2016

Credo che la Fotografia sia una faccenda di generosità. Nel senso che, quando fotografi, tu dovresti restituire al mondo, agli altri, ciò che l’Universo ha donato al tuo sguardo, al tuo essere.  Che poi è la stessa generosità di cui è imbevuto chi realizza un mandala con i fiori, scrive un haiku o disegna un ramo di bambù a inchiostro di china.

La generosità di ogni creazione, di ogni atto creativo.

Credo anche che la Fotografia sia un atto, un atto creativo, da compiere senza vergogna. Perché la vergogna trattiene sempre qualcosa e rende il tuo dono agli altri incompleto. Un dono a metà.

Se non è così, cioè: se non sei generoso e se hai vergogna, allora quello che stai facendo quando fotografi è solo Accademia. Fredda, polverosa, narcisistica Accademia.

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