Così. Prove di immaginario

 

Todd Hido 7373

Todd Hido, #7373, 2009, dalla serie “Houses at Night”

Essere fotografi significa notare i dettagli in superficie e come essi rappresentino qualcosa di più grande. Un po’ come essere un detective o uno psicologo.”  (Todd Hido)

 

– Perché mi guardi così?

(Silenzio. Solo il suono impreciso e metallico di una radiolina che trasmette In the neighborhood di Tom Waits)

– Rispondi. Perché mi guardi così?

– Niente.

– Niente?

– Niente.

– Insomma, vuoi dirmi perché mi guardi così?

– Non so. È tutto così strano.

– “Così” come? che vuoi dire?

– Voglio dire che tutto è tutto come non l’ho mai visto prima.

– Tutto cosa?

– Tutto. Il tavolo, la radio, questa canzone e questa casa, la luce della cucina, la mia faccia, tu …

– Che vuoi dire? Non ti vado più bene?

– … come se fra me e queste cose ci fosse una distanza incolmabile.

– Non ti senti bene?

– Sto bene. Solo che tutto è così strano.

– Non ti capisco quando parli così.

– Non importa. Esco a prendere un po’ d’aria.

(Sbatte una porta. Resta nell’aria un silenzio irrisolto e la canzone di Tom Waits che esce dalla radiolina)

 

[Dialogo immaginato con lo sguardo mentre guardavo #7373 di Todd Hido e ascoltavo In the neighborhood di Tom Waits]

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fotografo, critico, docente
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