Malinconico e struggente Rap. Dal laboratorio di Morro d’Alba

In alcuni dei miei laboratori con i fotografi usiamo la scrittura. La usiamo per  ripulire lo sguardo dagli automatismi e dalle abitudini visive. La usiamo per accorgerci di quella fetta di mondo cui non prestiamo attenzione. La usiamo per accogliere, nel nostro sguardo, suoni, rumori, odori, discorsi, pensieri, ricordi. La usiamo per espandere il mondo e il nostro sguardo. Poi torniamo a fotografare, estraendo, da questa ricchezza sensoriale ritrovata, una nuova essenza. Una nuova energia visiva. A volte ci riusciamo, altre volte un po’ meno. A Morro d’Alba, il 7 e 8 maggio scorsi, ci siamo riusciti. Ci siamo riusciti da dio, secondo me.

Di questo sono davvero felice. Non solo per la riuscita del laboratorio, ma soprattutto perché è avvenuta all’interno delle Giornate di fotografia, che le curatrici, Simona Guerra e Lisa Calabrese, hanno coraggiosamente dedicato quest’anno a Scrittura e Fotografia.

Così, oggi, ho deciso di mettere in Valigia il lavoro di uno dei fotografi che ha toccato e commosso tutti noi: Enrico Fabi. Lo metto in Valigia perché credo che sia un buon esempio di fotografia e scrittura che si alimentano reciprocamente. Queste due immagini, per capirci, non esisterebbero se non ci fosse stata questa scrittura, questo Rap malinconico e struggente che pulsa e preme dalla pancia delle fotografie. Una lunga colonna sonora emotiva che avvolge tutto lo sguardo e fuoriesce dai bordi delle inquadrature. Ecco qua.    

 

Enrico Fabi, Morrod'Alba, 2016

Enrico Fabi, Morrod’Alba, 2016

“Una piazza vuota e assolata, chiusa da un muro alle spalle. Una fontana di ghisa grigia al centro. Un motivo geometrico bianco in terra.

I rintocchi della campana,

il sole caldo che quasi scotta,

gli uccelli

 mi siedo

 guardo per terra

 mi guardo le scarpe…

 

I racconti di Marcolvaldo e lo stupore

per i dettagli assurdi,

per le piccole cose

e penso allo sguardo

 ad allenare lo sguardo…

guardare… guardare…

fotografia… fotografia…

fotografare… fotografare…

foto belle… foto brutte…

non ho altro pensiero…

 

ho deciso di rimanere qui

seduto

e in compagnia di Lei…

la rivedo qui

come tre anni fa

vestita di nero,

io e Lei

e i suoi occhi azzurri

sempre con me …

 

mi volto e cerco di guardare,

di ascoltare…

macché…

mi guardo le scarpe e l’ombra

che il sole proietta di me…

e ripenso a mio padre

che mi diceva

 Alza lo sguardo, alza la testa.

 

E di nuovo fotografare… guardare…

fotografare… guardare…

è diventata un’ossessione

questa Fotografia,

dentro e fuori lo studio…

 

sento di nuovo il dolore

e la malinconia

di non poter più condividere

con Lei

queste sensazioni… 

questi momenti…

 

che cazzo me ne frega

di fotografare!

Ho perso Lei

per la Fotografia!…

la mia fotografia…

fotografare… fotografare…

quello che contava era fotografare…

fotografare anche mentre la perdevo…

la mia Compagna…

 

la rivedo qui

con me

come tre anni fa,

mi rivedo contento

nell’aver condiviso quel giorno

insieme a Lei…

Distributore di benzina chiuso. Il cartello scritto a mano recita “Benzina Esaurita!”

 

Enrico Fabi, Morro d'Alba, 2016

 

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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2 risposte a Malinconico e struggente Rap. Dal laboratorio di Morro d’Alba

  1. Simona Guerra ha detto:

    Grazie Enrico e Enrico.
    Bravo Enrico!
    Se con Giornate riusciamo a essere catalizzatori di incontri fruttuosi come il vostro, possiamo ritenerci due curatrici soddisfatte.
    Simona

  2. sentirlo leggere da lui è stato commovente… davvero intenso, davvero palpabile la sua sofferenza

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