Da dove guardi?

Luciana Coletti, Piacenza, 2016

Luciana Coletti, Piacenza, 2016

I miei laboratori sullo sguardo durano due giorni. A volte tre. Dipende. Durante queste giornate di lavoro dico ai fotografi che non ho la pretesa di stravolgere la loro visione, ma seminare dubbi e domande. Questo si. E, tra le tante, una delle domande è questa: Da dove guardi?

Cioè: da quale parte di te lo sguardo fa filtrare le schegge di vita che raccoglie? Dalla testa, solo dalla testa? Dal cuore? Dalla pancia, dalle viscere? O da una combinazione di questi luoghi?

Ed è bello vedere come i fotografi, ognuno in modo diverso, si immergono in questa domanda. La fanno propria. Cominciando, per esempio, a ripensare alle loro fotografie. Oppure prestando attenzione al modo in cui guardano, ascoltano, sentono, fiutano, toccano il mondo. Tutti, insomma, si ascoltano. Tutti osservano con più attenzione il percorso che lo sguardo compie dentro di loro.

Verificano se l’immagine raccolta si ferma alla testa, imbevendosi di un eccesso di forme, citazioni, regole e pensieri. Immagini in cui, spesso, il fotografo è ostaggio del mezzo che utilizza. Immagini che a volte rendono la fotografia frigida, distante, invivibile. Un luogo in cui tu, spettatore, non sempre provi il desiderio di entrare. Fotografie un po’ infrequentabili. Secondo me.

Verificano se l’immagine raccolta sale dal cuore. Immagini emotive, empatiche, piene di leggerezza, di commozione. Di poesia. Sono immagini frastagliate, fatte più di riverberi che di precisione. Immagini che devono, ogni volta, inventarsi la forma ideale dove potersi depositare. Secondo me.

Oppure verificano se l’immagine raccolta sale dalla pancia. Che è un altro tipo di immagine emotiva, se vogliamo. Immagine che sale dalla terra, dal sudore, dal caldo, dal freddo, dal corpo, dalla rabbia, dal dolore. O dalla gioia. Sfrenata. Immagine che non ha paura di sporcarsi nel fango o nella polvere. Immagine che si divincola, appena può, da regole e convenzioni. Immagine dalle forme imprevedibili. Secondo me.

Da dove guardi? Ecco, se rispondi a questa domanda, forse sei anche in grado di dire dove sei – tu, fotografo – dentro le tue fotografie. Secondo me.

Questa Nota ha un grande debito con una illuminante conversazione con Shobha Battaglia avvenuta in India, una mattina, davanti al fiume Saipem, all’ombra di palme e alberi di mango, nel vento fresco dell’estuario. 

 

Annunci

Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
Questa voce è stata pubblicata in Monologhi e discorsi. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Da dove guardi?

  1. alfredo ha detto:

    mi chiedo se sia necessario trovare per forza una risposta…

  2. Roberto Besana ha detto:

    Molto interessante il tuo “racconto” guida all’uso della realtà. Intrigante come un ‘istantanea l’ambiente in cui è maturato . Ciao Enrico. Roberto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...