Fotografia e Scrittura

Vivo in bilico tra immagini e parole: un equilibrista tra fotografia e scrittura. Confesso che per parecchio tempo mi sono sentito irrisolto, indeciso nella scelta tra i due universi. Poi, grazie anche alla scoperta di quella particolare forma di comunicazione che è il blog, invece di scegliere ho iniziato a ondeggiare sopra i due abissi. E tutto si è ricomposto. Adesso, per me, fotografia e scrittura sono strumenti creativi. Insieme. Fotografo con le parole e descrivo (o narro) con le immagini.

Ma sono anche strumenti didattici. La scrittura, soprattutto. Nei miei laboratori uso e faccio usare la scrittura come momento di pulizia dello sguardo. Chiedo ai fotografi di avere il coraggio di abbandonare, per uno o due giorni, la fotocamera e di scrivere quello che vedono. Un sguardo libero e gratuito, senza gerarchie tra bello e brutto, tra mi piace e non mi piace, tra luce buona e luce orrenda, tra mi interessa e non mi interessa. Che sono le modalità (fotografiche) con cui il fotografo rimpicciolisce il mondo che ha davanti a sé.

In un certo senso uso e faccio usare la scrittura per riappropriarsi dello sguardo. Per ridestarlo dal torpore dell’abitudine o dalle false gerarchie limitanti. Un gesto che mi piace chiamare di ecologia visiva. Un gesto che ritrova il mondo. Perché lo allarga.

Uso e faccio usare la scrittura come atto di arricchimento sensoriale. Perché quando “scriviamo” le nostre immagini, lì, in quelle parole, si depositano anche idee, pensieri, analogie, sensazioni, umori, suoni, odori, ricordi, fantasie. Un immenso archivio di equivalenti visivi cui possiamo attingere ogni volta che vogliamo ricreare determinati effetti o indirizzare lo spettatore verso il senso che vogliamo dare alle nostre fotografie.

Uso e faccio usare la scrittura per non sprecare. Perché nello sguardo confluiscono esperienze, memorie, sapere, passioni, cuore e, soprattutto, tutti i nostri sensi. Scrivendoli, annotandoli, provo a non disperdere questa ricchezza.

Lo scatto fotografico, per certi versi, è invece un gesto crudele. Perché seleziona, esclude, dimentica. Sacrifica, molte volte. Lo scatto fotografico, per sua natura, concentra e riduce il Tempo alla misura dell’attimo. E ciò che non appare in quell’attimo è come se fosse, in un certo senso, finito in una bottiglia abbandonata: un vuoto a perdere.

Uso e faccio usare la scrittura per riappropriarmi di quell’attimo, per dilatarlo, per portarlo fuori dai confini dell’inquadratura. Uso e faccio usare la scrittura per frugare in mezzo agli scarti, ai vuoti a perdere. Come i suoni, ad esempio, o i pensieri, gli odori, il vento e la memoria.

Tutto qui.

 

(Scritto per il gruppo Fotografia e scrittura ideato da Simona Guerra)

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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Una risposta a Fotografia e Scrittura

  1. Micaela Picelli ha detto:

    bellissimo. condivido pienamente. grazie

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