Si fa presto a dire India

Si fa presto a dire India. Se non l’hai mai vista. Pensi: India e ciak!, parte il film mentale dei luoghi comuni, dell’immaginario facile e abusato.

Fachiri, incantatori di serpenti, Gange, cadaveri  che scivolano sull’acqua, un po’ di Gandhi e un po’ di Kipling, il Taj Mahal, chissà cosa mangerai, attento alla dissenteria, Hesse e Siddharta, vacche sacre in mezzo alla strada, caste bramini e guru, curry, kamasutra e yoga … Giusto un esempio.

Poi, in India ci arrivi davvero. E se parti senza il bagaglio di idee e immagini già confezionate; se parti con quel minimo di coraggio per non essere turista, ma viandante o pellegrino; se, soprattutto, hai la fortuna di essere accolto da Mother India School – Scuola di fotografia, ecco, allora tutto cambia. In particolare, cambia il tuo sguardo. Sulle cose. Sulle storie. Sulla vita. Grazie a Shobha Battaglia e Soraya Gullifa lo sguardo scivola, shanti shanti (piano piano, in hindi), dalla mente, dal pensiero e arriva all’anima. Guardi con l’anima. E ogni cosa, ogni volto, ogni fiore o foglia, ogni goccia o profumo si trasformano in universi. E tu sei lì, davanti a loro. Dentro di loro. Sei diventato loro. Li hai visti e sentiti, finalmente. Un’illuminazione, uno shock ogni volta che guardi. Dicono a Mother India School.

E non è un caso se il prossimo workshop di Mother India School, a marzo, si intitola Deprogrammarsi. Esercizi di fotografia consapevole. Che è un po’ come ripulire il nostro hard disk troppo pieno, di cianfrusaglie, di cose inutili, di “ogni falsa immagine e ruolo preso nella vita”. (Trovate tutte le informazioni qui  http://www.motherindiaschool.it/ENG/2016-india-goa-workshop-individuale/ )

Provo a fare un piccolo esempio. Tra i tantissimi possibili. Guardate questa immagine

pietra

Fossi stato da solo, fossi stato turista e non viandante, questa pietra non l’avrei nemmeno notata. O, se anche l’avessi vista, avrei detto: To’, una pietra! Invece mi hanno aiutato a riconoscere queste pietre che stanno davanti a quasi tutte le case dei villaggi. E’ la pietra dove lavano i panni. E così, shanti shanti, ho iniziato non solo a vedere (e a immaginare) i gesti delle donne che lavano e sciacquano, che stendono i panni al sole, a sentire l’odore delle camicie che asciugano all’aria, ma anche a vedere il valore sacro e simbolico della pietra e dell’acqua, che lavando la memoria della polvere e delle fatiche, purifica e rigenera. Una cosa così, insomma.

Giorni fa ho scritto che quando la vita ti dona qualcosa, devi restituirla. Sempre. Ecco, con questo piccolo post cerco di mettere in pratica ciò che ho scritto e provo a restituire quello che ho ricevuto da Mother India School e dalla Vita. Anche se sarà sempre ben poca cosa rispetto a quanto mi è stato donato.

Namasté Shobha. Namasté Soraya.

http://www.motherindiaschool.it/ENG/

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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Una risposta a Si fa presto a dire India

  1. raffaeledepascalis ha detto:

    la tua valigia “in viaggio” è ancora più ricca di emozioni, se poi aggiungi che l’india è una delle mete che vorrei visitare con lo spirito che tu descrivi quello del viaggiatore/viandante questo rende tutto ancora più avvincente.
    grazie per queste emozioni.

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