La Valigia intermittente

Si, è arrivato il momento. La Valigia di Van Gogh, dopo tre anni e quasi mille post scritti e pubblicati – salvo qualche sporadica interruzione – tutti i giorni, ha concluso la sua funzione originaria. Almeno per me.

Era nata, nelle mie intenzioni, come terreno di lavoro per esplorare il blog come Forma, cioè, come luogo dove poter trovare un equilibrio tra i due universi che amo e in cui mi sono formato: la Parola e l’Immagine.

Ho sperimentato scritture diverse (haiku, appunti, lezioni-bonsai, monologhi, piccole sceneggiature, drammaturgie visive, brandelli di teatro, blues, fotografie verbali, bozze di progetti, recensioni, pagine di diario …) e diversi modi di rapportarmi con le immagini (foto-sequenze costruite per assonanze, contaminando linguaggi visivi diversi: fotografie, quadri, cinema, scultura). Ho mescolato alle parole e alle immagini anche i suoni (coreografie visive). Ho provato a interrogare le fotografie dando loro voce …

La Valigia era anche un luogo di disciplina: quasi tutti i post, infatti, sono stati scritti fra le cinque e le otto del mattino. Con sacrificio. (Un po’ come l’apprendistato del novizio monaco Zen, che tutte le mattine prevede umili lavori. Come andare al fiume a prendere acqua, spaccare legna, pulire con la ramazza il sentiero dalle foglie. Per mesi. Tutti i giorni). Ma, soprattutto, era un luogo di disciplina mentale: mi ero dato la regola di scrivere testi che non superassero i cinque paragrafi. Una pratica di concisione, un modo di scrivere e creare togliendo: dire/mostrare di meno per evocare di più.

Ecco, ora tutto questo alla Valigia non basta più. Ha bisogno di altri spazi, ha bisogno di essere più capiente. Perché il Valigiaio ha bisogno di altri spazi e forme, anche fuori dal blog. Il Valigiaio, nel tempo, si è espanso e anche lui ha bisogno di essere più capiente.  Così, mi riprendo le ore dei miei mattini. Me le riprendo per andare nei campi a camminare, per fotografare, per leggere, per studiare, per scrivere (altro dalla Valigia). So che potrà dispiacere a qualcuno: la Valigia era diventata una piccola abitudine mattutina. Ma, credetemi, la Valigia era ormai  una prigione. Sempre più spesso scrivevo per dovere e sempre meno per passione o, come diceva Rilke, per necessità. E quando prelevi tutti i giorni qualcosa dalla vita, dai libri, dalle immagini (per scriverne, per restituire qualcosa agli altri), a volte hai la necessità del Silenzio. Per lasciar decantare quello che hai preso, masticandolo con calma per farlo diventare tuo. Materia tua.

Ma non si tratta solo di cambiare orario o frequenza di pubblicazione. Non si tratta solo di cambiare veste grafica o regole editoriali. C’è di più. Molto di più. C’è il bisogno di ospitare in Valigia anche parole e immagini nuove.

Per esempio. Guardo il mare da un terrazzo. A destra, Capo Zafferano, poi i bracci dolorosi delle gru del porto, lugubri come rami spezzati e poi, a sinistra, le finestre del carcere dell’Ucciardone. Tutto in un’unica immagine, in un’unica sequenza. Ecco, questo, tutto questo ha bisogno di parole e immagini nuove. Di un ritmo nuovo. Più sincopato, più acido magari. Per capirci: meno blues e più rap, per rendere meglio conto di questi estremi, di questa molteplicità …

La Valigia, insomma, cambia settaggio e diventa intermittente. Come i fari lungo le coste …

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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12 risposte a La Valigia intermittente

  1. Efrem Raimondi ha detto:

    è stato un bel viaggio…
    in attesa del prossimo.

  2. lucaxrossi ha detto:

    Dispiace molto ma sembra un’evoluzione più che una perdita e questo è molto rassicurante. Grazie mille 🙏🏻

  3. lavaligiadivangogh ha detto:

    Namasté Luca. Inizia solo un viaggio nuovo, con rotte e regole diverse. 🙂

  4. Roberto Bianchi ha detto:

    Enrico, anziché scrivere mille parole ti dico semplicemente: Grazie..Sarà interessante seguirti nel tuo nuovo cammino, così come lo sarà tornare ogni tanto a rileggere le perle che ci hai condiviso con noi.

  5. Sergio Creazzo ha detto:

    Ci mancherà molto.Era uno appuntamento di grande interesse.
    Comprensibile la necessità di un qualche cosa di più.
    In qualsiasi caso,
    Grazie.

  6. giuseiannello ha detto:

    Quando un viaggio finisce, è buona norma riporre la valigia che ci ha accompagnati. In attesa della prossima, magari più interessante, avventura.
    Era rassicurante leggerti quotidianamente, ma mi sono sempre chiesta chi te lo facesse fare. Quando le discipline diventano gabbie, bisogna spezzare le sbarre. Grazie per aver condiviso i tuoi pensieri!

  7. borful ha detto:

    Cambia il ritmo, ma non cambia il suonatore. E la musica sarà senz’altro sempre migliore. 😉

  8. Cesare Nicola ha detto:

    Io mi stufai ben prima, quando decisi di fare una foto al giorno per un anno! 🙂
    Scherzi a parte, dispiacerà leggerti “a intermittenza” ma mi fa piacere pensarti a zonzo per le campagne “armato” di sguardo curioso.
    Ti auguro buone passeggiate, buone riflessioni, buone letture.

  9. Amo la luce intermittente dei fari…mi emoziona…
    robert

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