Salento again. 2

Ogni laboratorio è un’avventura diversa e la geografia del viaggio sempre nuova. Un movimento continuo e imprevedibile.

Non so come o perché, ma ieri sentivo che il gruppo , più di altri, aveva bisogno di essere preso per mano e “guidato”. All’inizio, almeno. Poi, improvvisamente, è scattata in tutti una specie di illuminazione e da quel momento abbiamo sorriso e lavorato con passione e profondità. Con la complicità, prima, della pioggia e poi della tempesta d’acqua, coda probabile di una tromba d’aria che ha attraversato il leccese.

Il maltempo ha modificato, in modo naturale, i paradigmi visivi e percettivi abituali e ha trasformato l’ordinario in meraviglia (uno zerbino inzuppato, un tappeto appeso a un ramo, i clienti di una macelleria, i cartelli stradali, un trattore in un garage … ). Ha reso lo sguardo di tutti più intimo.

Sono le sette e guardo il sole che cerca di farsi strada fra le nuvole. Forse oggi il Sud ritroverà il suo aspetto abituale. Devo riuscire a mantenere alta la meraviglia di ieri. Potrei, per esempio, cercare di trasformare lo sguardo dei fotografi in quello di un migrante  che riscopre la propria terra, dopo anni di assenza.

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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