Chiacchiera della finestra

Non ho occhi che per il mondo. Quattro. Anche se ogni tanto me li chiudono. Con tapparelle, imposte, tende, veneziane. Specie di notte o quando la calura è atroce. Ma per lo più mi lasciano guardare. Il mondo.

Amo guardare i tetti, le strade, i balconi, i panni stesi, il vento, la luna, le colline, le nuvole o il mare, il tempo che passa e gli acquazzoni improvvisi, quando l’acqua che cade sulle tegole sembra – come dice la mia padrona – una distesa di gocce di diamante.

Ma amo, ancora di più, quando mi aprono. In quel momento il vento diventa fruscio, sbattere di imposte e i balconi si mettono a parlare o a cantare, in certe mattine soleggiate. E poi le sirene o le frenate delle macchine e il profumo dei tigli. E tutto questo si mescola, senza barriere, al profumo di incenso che circola alle mie spalle, dentro casa, al suono delle chiacchiere nelle stanze o ai pensieri che vagano in corridoio, al caffè che bolle, al portiere che chiama … Fuori dentro, dentro fuori. Senza interruzione, senza confine.

Io sono solo una finestra, lo so, ma quando sono così, aperta, a me sembra di essere come i poeti o i fotografi. Con il doppio affaccio: sulle cose e sul cuore. Fuori dentro, dentro fuori. Senza confine.

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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