Diario d’estate. Intorno a una didascalia

Ieri ho incontrato questa piccola meraviglia:

“Per il resto i due parlano come se fossero una persona sola, come spesso fanno i coniugi di vecchia data. Ognuno riprende le frasi dell’altro con frequenti sovrapposizioni di voci.”

È una delle didascalie che precedono Recita dell’attore Vecchiatto, il testo dell’ultima recita del grande attore Attilio Vecchiatto, trascritto da Gianni Celati. In scena ci sono solo due sedie, Attilio Vecchiatto, sua moglie Carlotta, le loro parole. Niente altro. Solo, a tratti, il suono di un campanello o la musica di una fisarmonica lontana, che svanisce e riprende. A intermittenza.

Però c’è questa indicazione precisa per la recitazione, questa traccia delicata che rivela il sottotesto dove si muove la poesia della vita. L’ho trovata bellissima. E immensa.

Non so perché, ma la profondità di questa traccia mi ha commosso. Forse perché mi ha rivelato un piccolo mistero: che la vita, come il sottotesto a teatro, scorre sotterranea, invisibile e poi – all’improvviso – sbotta all’aria aperta come uno zampillo, all’unisono con altri zampilli. Ed è proprio questo sottotesto l’humus comune che alimenta radici diverse. Anche distanti tra loro. A me è sembrata molto più di una semplice didascalia: a me è apparsa come metafora dell’empatia e della condivisione.

 Ognuno riprende le frasi dell’altro con frequenti sovrapposizioni di voci.

Tu chiamale, se vuoi, connessioni.

Così mi sono detto: Chissà se anche per le immagini accade la stessa cosa. Cioè, chissà se anche con le immagini può succedere che due persone pronuncino la stessa visione. (Uh, guarda! E puntano il dito nella stessa direzione, indicando lo stesso albero, la stessa luce, lo stesso gesto compiuto per strada … ). Chissà se la pronunciano all’unisono. Oppure se uno inizia l’immagine (vedendola) e l’altro la completa (scrivendola, dipingendola, danzandola, fotografandola …). Chissà.

come se fossero una persona sola

Che poi, a pensarci bene, è quanto succede quando guardiamo certe foto. Quando riusciamo a coglierne il ritmo, l’energia, la danza e poi, una volta ascoltata l’immagine, proseguiamo a cantarla nella nostra mente, nella nostra memoria.

Ognuno riprende le frasi dell’altro

Annunci

Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
Questa voce è stata pubblicata in Monologhi e discorsi. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...