Diario d’estate. Dove vanno le fotografie smarrite

Ho sognato di essere in un grande Ufficio di Oggetti Smarriti. Mi aggiravo tra gli scaffali in cerca delle mie fotografie, quelle che ho perso perché non ho scattato. Per distrazione, negligenza, cecità, timidezza o supponenza. A volte anche per pietà e per amore. O per ritardo.

Mi aggiravo tra scaffali abitati da ombrelli, valigie, orologi, taccuini, mazzi di carte, un triciclo, chiavi, borse, cappotti e cappelli. Ma delle mie fotografie non c’era traccia.

Non puoi trovarle qui in basso, mi dice il Custode. Devi guardare nei ripiani più alti. Perché le foto, una volta smarrite, assumono le sembianze di un palloncino che il vento strappa alle mani dei bambini.

Perché così in alto? chiedo io. Perché i palloncini tentano, tutti i giorni, di fuggire da quei finestroni lassù, per volare in cerca dello sguardo che li ha abbandonati. Sembra lo facciano per tormentare gli sguardi con il ricordo e, a volte, con il rimpianto.

Poi il nostro dialogo si è interrotto, perché i miei gatti affamati mi hanno svegliato.

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fotografo, critico, docente
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Una risposta a Diario d’estate. Dove vanno le fotografie smarrite

  1. Michele ha detto:

    quelle che ho perso perché non ho scattato. […]Per timidezza!

    poi succede che ti decidi e ciao… il pallone è volato via. [poteva essere un click, ma non lo è stato]

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