Equivalenze. Malinconia

Poche cose, a mio parere, sono più malinconiche di un musicista ambulante che suona la fisarmonica all’angolo di una strada, nell’aria torrida di luglio.

Adagiato, senza convinzione, sopra una seggiolina impagliata

come quella che avevo da bambino

strapazza Besame mucho come fosse un tango da balera, mani insicure e stanche, mentre la gente lo ignora con passo infastidito.

E il piccolo cane [clic], cui è toccato in sorte questo padrone vagabondo, lo ascolta rassegnato accanto a un pentolino pieno d’acqua

come quello in cui la mamma mi preparava il latte la mattina

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fotografo, critico, docente
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