Diario d’estate. Odessa

Racconta Erri De Luca che il sole di ‘O sole mio non è quello che sbuca dalle spalle del Vesuvio, ma è il sole di un’alba ucraina. E’ lì, infatti, a Odessa, che il suo autore, il musicista Eduardo Di Capua, inventò nell’aprile 1898 ‘O sole mio.

Quando ho letto questa cosa, non so, mi è venuto in mente Camille Corot, che dopo aver dipinto paesaggi en plein air, verso la fine della sua vita, si chiude in studio e inizia a dipingere a memoria i paesaggi che aveva visto da un’altra parte  (Ricordo di Mortefontaine, per esempio). E ho pensato: Toh!, guarda, anche con la musica è possibile inventare a memoria. Nel senso che un musicista napoletano se ne sta a guardare un’alba sul Mar Nero e quella che vede non è quell’alba lì e il sole che vede non è quello che gli sta davanti

‘O sole mio

sta ‘nfronte a te!

Lui, il musicista, a Odessa guarda un altro sole: guarda il ricordo di un sole. Che sa di casa, di Lungomare Caracciolo, di barche alla fonda nel Golfo di Napoli. E intanto inanella note, forse con un pizzico di quella nostalgia

Quanno fa notte e ‘o sole se ne scenne

Me vene quase ‘na malinconia

che alberga nella terza strofa dei versi di Giovanni Capurro.

Odessa. Certo, adesso che lo so, mi sarà più difficile ascoltare ‘O sole mio senza vedere nella mente la scalinata dove, sette anni più tardi, nel 1905, i cosacchi dello zar spareranno per rappresaglia sulla folla inerme. E anche se le note serene di Di Capua prendono il posto di quelle più cupe di Šostakovič,  vedrò l’ammutinamento della Corazzata Potëmkin e un sole in bianco e nero che insanguina Odessa. E gli stivali dei cosacchi che calpestano impietosi le vittime sui gradini e i marinai che si rifiutano di fucilare i compagni e la carrozzina che rotola giù dalla scalinata e gli occhiali frantumati della nonna. O vedrò Napoli e Castel dell’Ovo con gli occhi e il ritmo di Ėjzenštejn

‘O sole mio

sta ‘nfronte a te!

Perché la musica, le immagini e la memoria sono una grande pesca a strascico. Getti la rete in acqua e lei ti segue, fedele, lungo le tue rotte. E intanto, sul fondo del mare, che non vedi, la rete si impregna di tutto ciò che incontra e raccoglie. E prima o poi te lo offre.

 

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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Una risposta a Diario d’estate. Odessa

  1. Roberto Besana ha detto:

    Efficacissimo il tuo aforisma finale, non avevo mai visto l’insieme di queste culture sotto questa luce.
    Interssante approfondire se il tema sia applicabile alla fotografia, a mio avviso si, quanti scatti realizziamo “condizionati” da un ricordo che abbiamo portato alla luce attraverso la sensazione che ci trasmette il momento che stiamo guardando.
    Ciao roberto

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