Alfabeto fotografico personale. Volto

Spesso quando inquadro un volto mi sembra che quel volto sia un’immensità, un luogo più vasto delle apparenze. Come un gorgo in cui si scontrano le forze del presente e del passato, l’oggi e la storia.

Un luogo dove, per esempio, le fatiche della vita o certe ossessioni confluiscono in una ruga, in una smorfia. Dove affiorano, nelle pieghe degli occhi o negli zigomi, i tratti di altri volti: i tratti degli avi.

Quando inquadro un volto ho sempre l’impressione di assistere alla rappresentazione di una genealogia o di un dramma. E io me ne sto lì, con il mio minuscolo tempo fotografico, a cercare di contenere in un singolo momento quel volto che, alla luce dello sguardo, diventa sempre più grande, più intenso, più profondo.

 

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fotografo, critico, docente
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