L’umore dello sguardo

Se c’è un posto dove lo sguardo potrebbe abitare, quel posto è Zemrude, una delle Città invisibili di Italo Calvino, la cui forma è determinata dall’umore di chi la guarda.

Se ci passi fischiettando, a naso librato dietro al fischio, la conoscerai di sotto in su: davanzali, tende che sventolano, zampilli.

Si, perché lo sguardo – oltre a passare attraverso i sensi, il corpo e la memoria – è figlio anche dello stato dell’animo. Del buonumore o del malumore, dell’utopia o del disincanto, della gioia o della malinconia.

Se ci cammini col mento sul petto, con le unghie ficcate nelle palme, i tuoi sguardi si impiglieranno raso terra, nei rigagnoli, i tombini, le resche di pesce, la cartaccia.

E’ l’umore, l’umore di chi guarda che, molto spesso, dà l’intonazione alle visioni. “Oggi vedo tutto nero”, registra – per esempio – il linguaggio verbale. Come se l’occhio si facesse carico di passare, con cura, una mano di colore sulle cose. Un colore che le cose non sempre hanno.

E questa nota, questo colore, molto spesso tradiscono la nostra presenza nelle immagini che abbiamo raccolto.

 

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fotografo, critico, docente
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