Idea per un esercizio. O per un progetto

Stanotte ho pensato che sarebbe bello o utile – non so – guardare, fotografare, raccontare vestiti usati. I propri e quelli altrui.

Vestiti appesi negli armadi, che sanno di naftalina, divisi per stagione. Appesi nelle terrazze e lasciati lì, al sole, ad asciugare. O a prendere aria. Appesi al muro, puliti e stirati, profumati anche. Però consumati al collo.

Vestiti lasciati, in tutta fretta, sul pavimento. Per stanchezza o desiderio. Appoggiati a una sedia, gualciti come stracci, senza riguardo. Vestiti indossati da un servomuto ikea, nell’angolo di una camera da letto. Una tuta da lavoro, appesa a un chiodo della rimessa. E un cappello di paglia sfondato, appeso a un tagliaerba. Vestiti appallottolati dentro i cassonetti gialli della Caritas. I vestiti dei nonni e tutti gli abiti delle assenze.

Vestiti propri e altrui. Ma senza i corpi dentro. Vestiti vuoti. E poi frugare, frugare in mezzo a tutti questi panni cuffie cenci camicie calzoni maglioni giacche cappotti gonne e giubbotti. Frugarli con lo sguardo, annusarli, ascolarli. In cerca di vite passate o della propria.

In cerca del vestito della tua misura.

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fotografo, critico, docente
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