Lo stupore ritrovato. Dal diario del Laboratorio

Chiedo ai fotografi di bendarsi gli occhi. Con l’aiuto di Sergio li sposto dalla loro posizione di partenza, cambiando i punti di riferimento spaziali cui si erano abituati dalla mattina. Quando li accompagno sento la resistenza dei loro corpi. Cerco di rassicurarli con la voce, ma i primi passi nel buio sono guardinghi. Nell’oscurità cresce il bisogno di fiducia. Non è facile per loro abbandonarsi. Lascio loro il tempo di adattarsi al buio e prima di parlare resto un po’ in silenzio.

In questa prima fase di sguardo azzerato vorrei che emergessero le immagini interiori. La memoria delle immagini. Nel silenzio stanno ripensando/rivedendo tutto lo spazio in cui sono immersi.

L’esercizio procede bene. I fotografi si aggrappano a tutti gli altri sensi per determinare la loro posizione nell’oscurità. Adesso la profondità, la distanza non sono più concetti visivi: i fotografi le stanno misurando con l’ascolto. Sentono con più precisione i suoni. Mimmo, che ho fatto sedere in modo da dare le spalle agli altri, percepisce la nuova posizione dal calore della luce che entra dalla vetrata e dalla posizione delle voci dei compagni.

(Curioso: ho passato l’accendino acceso vicino ai loro volti, ma non tutti percepivano il calore. Sentivano la mia presenza, la mia vicinanza, ma non la presenza della fonte di calore)

I fotografi si stanno abituando al buio, si stanno abituando ad usare gli altri sensi. Mi sembra siano riusciti a sentirsi al centro di questo universo nuovo, al centro dell’oscurità. E’ arrivato il momento di rivelare il senso di questo esercizio.

Chiedo di togliere molto lentamente il foulard dagli occhi. Lentamente, perché devono assaporare il più a lungo possibile il momento di stupore dello sguardo ritrovato. Della luce e del mondo ritrovati. E ricordarselo, questo stupore. Perché è quello che dobbiamo avere ogni volta che guardiamo in faccia la vita, ogni volta che decidiamo di fare [clic].

 

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fotografo, critico, docente
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4 risposte a Lo stupore ritrovato. Dal diario del Laboratorio

  1. Roberto ha detto:

    …questo stupore. Perché è quello che dobbiamo avere ogni volta che guardiamo in faccia la vita, ogni volta che decidiamo di fare …
    bello, torniamo ad essere bambini che si stupiscono di ogni nuova esperienza , torniamo alla semplicità e non prendiamoci troppo sul serio

  2. Pippo Nicoletti ha detto:

    Una esperienza significativa per i sensi è partecipare ad una cena al buio organizzata dall’Unione Italiana Ciechi, ti stimolano a servirti degli altri sensi con capacità e competenza.
    Certamente da provare.

  3. Pingback: Lo zainetto con la maschera da sub. Dal diario del Laboratorio | La valigia di Van Gogh

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