Un’immagine lunga un sax. Dal diario del Laboratorio

Gli esercizi di attenzione ai sensi stanno funzionando. I fotografi hanno capito molto presto che suoni rumori voci odori profumi non sono più la periferia dello sguardo. Le loro immagini si stanno trasformando in una specie di contrappunto.

Sono colpito da quanta sonorità c’è nelle immagini che raccontano. Le sonorità raccolte per strada e le sonorità delle voci di dentro, il dialogo con sé stessi. Guardando e ascoltando stanno scoprendo, da soli, anche il suono della Memoria.

C’è poco da fare: i sensi, prima o poi, vanno a finire lì. E i ricordi scattano anche per i fotografi che non sono di Salice, scattano anche per quelli che vengono, per esempio, da Lecce, da Brescia, da Palermo … Seguono altre strade, ma scattano. (La memoria, i ricordi: terreno scivoloso, delicato. Devo fare attenzione. Molti di loro si incontrano qui per la prima volta. Devo creare intorno ai loro ricordi una zona di protezione: non devono sentirsi allo sbaraglio. Meglio un passo indietro, semmai)

C’è anche chi, come Giuseppe Tondo, è riuscito a creare una personale partitura a più voci (immagini, colori, ricordi) tenute insieme dal ritmo dei suoni di oggi (ascoltati) e dei suoni di ieri (ricordati). Eccola.

 

Piccola macelleria chiusa da anni.

All’ombra di una vecchia insegna un gattino beve l’acqua di una vaschetta.

Passa un camion dei gelati.

Musica da un altoparlante

Ricordo la nonna che al mare comprava gelati per i nipoti

Sole cocente d’estate

Enrico che ci aspetta con la sua sigaretta

Mi ricordo di quando ho smesso di fumare e la volontà che avevo

Enrico attraversa la strada

Ascolto il ritmo calmo delle macchine che passano. Una ogni tanto.

Guardo il vento che gira le pagine del mio taccuino

Sono all’ombra. Sensazione di fresco. Sento addosso il vento.

Buongiorno (il clacson di una macchina interrompe la voce di una donna) signora.

Ricordo la tranquilla quotidianità di quando lavoravo in negozio con papà.

Passa una Panda rossa. Passa una Cinquecento rossa.

Grida da un panificio

Odore di pane sfornato

Enrico fa una foto con il cellulare

Cosa avrà fotografato?

Passa un’altra macchina rossa e Michele con la maglietta rossa.

Passa un APE Piaggio celeste.

Il rumore del cambio mi dà un senso di casa.

Attraverso anch’io la strada

Passa un trattore con le ruote infangate

Sento profumo di terra e di vigna

Passa un’altra APE Piaggio che lascia un fumo denso nell’aria

E’ il fumo tipico delle miscele fatte in casa

Ancora ricordi dei giorni che passavo in campagna

Continua il ritmo calmo delle macchine che passano. Una ogni tanto.

Mi sembra di sentire ancora profumo di pane. Ma è un altro pane: sono le frise appena sfornate di quando tornavo da scuola. Avevo dieci anni.

Enrico, in aula, mette della musica

Mi abbandono alla musica e ai ricordi

Rivedo mia moglie vestita da sposa

e risento la voce di un sax che suona, che suona, che suona ancora …

 

(Sono incantato da questa lunga immagine, che parte da una vecchia macelleria di oggi e finisce nelle note di un sax che proviene dalle profondità del passato. Nel pomeriggio farò lezione con i fotografi bendati. Quindici. Sono tanti. Spero vada tutto bene)

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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