Ricordati di me, ma dimentica il mio destino

Ieri sera mi sono addormentato ascoltando Purcell, l’opera Didone ed Enea. E questo è il resoconto di un discorso che ho sognato.

Remember me but forget my fate, “Ricordati di me, ma dimentica il mio destino”, canta Didone alla sua ancella mentre guarda la nave di Enea che se ne va. Remember me but forget my fate: Didone qui, a Cartagine; Enea là, in mare, diretto verso il Lazio a inventare Roma.

Remember me but forget my fate, dice il soggetto di ogni fotografia a chi la guarda. Si, lo so, lo hanno già detto in tanti: la fotografia congela l’attimo; consegna un momento all’eternità; la fotografia è la vittoria della memoria sulla morte, bla bla e altre cose così.

Ma nessuno lo ha detto in modo così bello e struggente. Remember me but forget my fate: canto-descrizione di una separazione e di un distacco senza rimedio. Qui, l’immagine prelevata dalla realtà, tutto ciò che di essa rimane e là, in mare, la realtà che prosegue il suo viaggio verso il proprio compimento.

Definirei tutto questo l’attimo struggente della fotografia. Poi i gatti mi hanno svegliato.

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fotografo, critico, docente
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2 risposte a Ricordati di me, ma dimentica il mio destino

  1. graziano perotti ha detto:

    I gatti ti hanno svegliato al momento giusto

  2. plus1gmt ha detto:

    io, che non sono così ottimista, direi invece che i gatti rovinano sempre tutto

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