La Valigia in radio. Il momento che precede la fotografia

C’è un momento che precede la fotografia in cui accade di tutto. Un momento, più o meno lungo, che sta al di qua del [clic]: pre-fotografico, ed è lì dove – molte volte – ha inizio il viaggio della fotografia. Dove la fotografia inizia ad accadere.

E’ un momento intenso e affollato. Dove convivono osservazione, ascolto, memoria, passioni, stupore, incontri, mestiere e ingenuità. E molto altro ancora. Anche il Caso, per esempio.

Nel momento che precede la fotografia – secondo me – tutto è importante. Tutto è ancora importante. Perché lo sguardo, prima del [clic], è senza freni. Gli psicologi direbbero che è uno sguardo cognitivamente disinibito, cioè: uno sguardo che non permette ancora ai nostri filtri mentali di selezionare o ignorare le informazioni che lo colpiscono.

È qui, in questa tempesta visiva, che lo sguardo inizia la scansione degli  input che si fanno largo per essere trasmessi al cervello e poi, magari, al cuore. O alle viscere.

E se devo essere sincero, in questo momento che precede la fotografia, a me sembra che non sia il mio sguardo a essere in cerca di un’immagine. A me sembra, invece, di percepire la presenza invisibile di un’immagine che sta cercando degli occhi che la potranno scoprire e guardare.

 

Andato in onda mercoledì 13 maggio 2015 a Novaradio Città Futura – Parole di luce, programma radiofonico curato e condotto da Sandro Bini e Martin Race

http://www.novaradio.info/novaplayer/novaplayer.html

http://podcast.novaradio.info/category/parole-di-luce/

 

Annunci

Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
Questa voce è stata pubblicata in Monologhi e discorsi. Contrassegna il permalink.

2 risposte a La Valigia in radio. Il momento che precede la fotografia

  1. EB ha detto:

    Mi piaciuto molto questo pensiero e in effetti mi ci ero accoccolata ieri dopo averlo ascoltato in podcast. Ma rileggendolo qui mi è sopraggiunto un disincanto. Questa visione è estremamente romantica ma tecnicamente l’occhio è zeppo di stereotipi, nel senso fisiologico della loro utilità. L’occhio riconosce la realtà tramite esperienze accumulate questo per garantire la sopravvivenza dell’individuo. In pratica il cervello mentre noi osserviamo in maniera disinibita la realtà sfoglia il suo schedario di visioni associandoli agli stimoli reattivi, e affibbiando in maniera fulminea etichette alle cose in modo da riconoscere, ad esempio, potenziali pericoli. È il motivo per cui esistono le illusioni ottiche, immagini in grado di mandare in tilt la percezione. Queste “illusioni” sono costanti mentre osserviamo ciò che ci circonda ma lo scarto è tale per cui in massima parte per noi è trascurabile.
    Questo passeggiare disinibiti è invece un vero e proprio esercizio pratico, una condizione degna di un flâneur. Far tacere l’istinto di conservazione, soprattutto la vista che predomina sugli altri sensi di un 80% è tutt’altro che naturale e questo va ben oltre al gesto fotografico.
    Mi permetto di concludere che questo passeggiare aperti e privi di un fine ultimo, lungi dall’essere casuale è altrettanto consapevole del gesto fotografico. È piuttosto una dolce conquista di se stessi, di cui può godere particolarmente chi ha fatto entrare il gesto fotografico nella sua vita.

  2. loscalzo1979 ha detto:

    Enrico, leggere i tuoi pensieri sulla fotografia mi mette sempre una serenità che mi ricarica ogni volta sto per partire a fotografare qualche cosa 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...