Briciole e madeleines

La fotografia è uno strano animale. Da un lato si presenta come una comunicazione sbilanciata dalla parte del fotografo. Nel senso che è il fotografo a possedere le chiavi originali per “aprire” il messaggio visivo che ha generato (o raccolto).

Da questa prospettiva, al lettore spetta il compito di rintracciare gli indizi visivi disseminati nell’immagine e risalire, grazie ad essi, alla volontà originaria del fotografo. Un po’ come seguire le briciole di pane lasciate cadere da Pollicino.

Da un altro lato, invece, la fotografia è sbilanciata dalla parte del lettore. Nel senso che il lettore può anche decidere di non accettare, o ignorare, le tracce lasciate dal fotografo. E seguire, invece, altri percorsi: personali, misteriosi, imprevedibili, insondabili. Come dire: se da un lato agisce la volontà dell’autore, dall’altro possono agire anche pulsioni, desideri, ricordi, fantasie e cultura del lettore/osservatore.

Da questa prospettiva, alla volontà d’autore si sovrappone la volontà creatrice del lettore. Alle briciole disseminate dal fotografo, l’osservatore sostituisce altri indizi, altre briciole: quelle delle suggestioni private. Come se ogni fotografia diventasse, per opera di queste pulsioni, una madeleine immersa nel mare privato della memoria individuale, cui il fotografo non ha accesso.

 

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fotografo, critico, docente
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