Del modo giusto di guardare il mondo

Una volta ho letto un libricino dal titolo Fotografare la scultura, di Heinrich Wölfflin.  Secondo lui, ogni opera d’arte possiede una veduta principale e noi dobbiamo guardarla come lei, l’opera, vuole essere guardata.

Per esempio. Secondo Wölfflin il David di Donatello dovrebbe essere fotografato così

Mentre questo, secondo Wölfflin, sarebbe invece il modo sbagliato per fotografarlo

Una questione di pieni e di vuoti, dice lui. Di dialogo tra forme. Forse Wölfflin ha ragione, forse no. Però quando ho letto questa cosa non ho potuto fare a meno di chiedermi se esiste, per esempio, una veduta principale dalla quale le strade, i mercati, la folla che si ribella, un volto sofferente, le nebbie del mattino vogliono essere guardate. Se esiste, anche per tutte le cose delle nostre vite, il modo giusto per guardarle. Se esiste, insomma, il modo giusto per guardare il mondo.

Come se oggi, cinque maggio, noi pensassimo al cinque maggio solo come il giorno in cui è morto Napoleone. Senza badare al fatto che oggi, cinque maggio, la gente comprerà il pane, si affaccerà a una finestra, guarderà le gambe delle donne, scriverà messaggi d’amore, arriverà in ritardo, arriverà in anticipo, saluterà una partenza …

No, sinceramente, credo di no. Perché se così fosse, delle strade, dei mercati, della folla che si ribella, di un volto sofferente, delle nebbie del mattino, di ognuna di queste cose esisterebbe una foto sola e una soltanto. Ma per fortuna, così non è. Perché il mondo è un dialogo così vitale che nessuna forma (o foto) riuscirà mai a esaurire. Da qualsiasi punto lo si guardi.

 

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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3 risposte a Del modo giusto di guardare il mondo

  1. Efrem Raimondi ha detto:

    nessuna visione giusta: relativismo assoluto.
    certo che la scultura, proprio lei, ha fatto già una scelta su come affrontare lo spazio. e su quale vuoto lasciarci a disposizione…

  2. loscalzo1979 ha detto:

    spunto interessante per una discussione sulla fotografia ai monumenti direi

  3. Il Maggiordomo della Casa ha detto:

    Trovo davvero stimolante l’oggetto posto in valigia oggi. “Secondo Woelffin il David di Donatello andrebbe fotografato così” descrive in effetti un parere personale che, nonostante la notorietà dello studioso, resta tale. Avrebbe tutt’altro senso l’indicazione proveniente invece da Donatello stesso: “Il mio David andrebbe fotografato così”. Perchè spesso l’autore considera migliore rispetto ad altre una determinata presentazione della propria creazione. Questo ritengo valga per lo scultore quanto per ogni altro artista, artigiano ecc., uno a caso: il bonsaista. E la scelta del “lato migliore” secondo me fa parte essa stessa dell’opera. Solo lo scultore che ritiene di aver eseguito un lavoro assolutamente perfetto potrebbe affermare (ritornando al macellaio delle 101 Storie Zen cui accennavo in una precedente risposta) che “ogni lato è il migliore”. Quando uno dice al fotografo “riprendimi dal lato destro che è il mio migliore”, assecondare la scelta credo che porti ad un ritratto più… che dire… intimo (?) del soggetto. Che dire del mondo? C’è un modo giusto di ritrarlo? Forse anche qui c’è un modo preferito dal suo Autore, non resta che consultarlo in proposito.

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