Due sguardi

Maxime Du Camp, Gustave Flaubert all’Hotel du Nil, Cairo, 1850

Maxime Du Camp, Gustave Flaubert all’Hotel du Nil, Cairo, 1850

Voglio raccontare di due sguardi, avvenuti più di centocinquanta anni fa. Sono quelli di un fotografo e di uno scrittore: Maxime Du Camp e Gustave Flaubert che, sul finire del 1849, intrapresero un lungo viaggio “verso l’Oriente”: Egitto, Palestina, Siria, Grecia.

A dire il vero, Du Camp, proprio fotografo non lo era. Assiduo collaboratore della “Revue des Deux Mondes”, poeta, giornalista, narratore, all’epoca era molto noto nel mondo letterario parigino, ma si trasformò in fotografo  – presentandosi come allievo nello studio del grande Gustave Le Gray (“inventore di immagini”) – solo poco prima di partire per quella “missione scientifica” finanziata dalla Société Orientale, dalla Académie des Inscriptions e su incarico ufficiale del Ministero della Pubblica Istruzione.

E proprio l’Académie des Inscriptions dettò a Du Camp le istruzioni per lo sguardo, cioè: cosa e come Du Camp avrebbe dovuto fotografare.

Sarà molto utile avere delle vedute d’insieme (…) e dei dettagli architettonici di grandi proporzioni

Maxime Du Camp, Egitto, 1850

Maxime Du Camp, Egitto, 1850

Maxime Du Camp, Egitto, 1850

Maxime Du Camp, Egitto, 1850

Saremmo tentati di raccomandare al viaggiatore di copiare tutto ciò che vedrà. (…) Non si tratterà di affascinare i nostri occhi con i seducenti effetti che la luce porta nella camera nera, ma copiare fedelmente (…) i testi necessari alla scienza. Sarà importante riprendere dall’alto della grande piramide e a un’ora conveniente, l’aspetto delle parti del deserto, quelle vicine al monumento

 

Maxime Du Camp, Egitto, 1850

Maxime Du Camp, Egitto, 1850

Un minuzioso e pedante manuale di istruzioni per la visione delle cose. Insomma, quello che l’Académie si aspettava, e che Du Camp in buona parte utilizzò, era una Sguardo-Medusa, uno Sguardo Pietrificante. Per catalogare il mondo. Un mondo morto.

E Flaubert? Come guardava Flaubert? Apparentemente, a detta di Du Camp, Flaubert sembrava annoiarsi, non interessarsi a niente. In realtà, collezionava immagini evocative, vitali. Flaubert guardava per folgorazioni mentali. Come questa:

 La bella ragazza che avanza con orecchini: sembra una palma carica di datteri

Flaubert, a differenza di Ducamp che realizzò “solo” duecento calotipi, scattava migliaia di immagini mentali, fotografie che nessun procedimento chimico avrebbe potuto sviluppare. Uno sguardo leggero, alato. Come quello di Perseo, che vive di riflessi e che non si lascia “pietrificare” dalle apparenze.

Ma come finisce questo racconto? In modo molto sbrigativo e malinconico, per Du Camp, che nell’ottobre 1850 – a viaggio non ancora terminato – “abbandona la fotografia”, come scrive Flaubert alla madre:

Maxime ha abbandonato la fotografia a Beiruth. Ha ceduto tutto a un amatore frenetico.

Flaubert, invece, non abbandonò le sue immagini mentali. Più tardi le “sviluppò” nella stesura di Salambô, di Hérodias e nella revisione de La Tentation de Saint Antoine. Un altro tipo di sguardo. Un altro tipo di sviluppo.    

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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