Guardare le parole. Esercizio di manutenzione dello sguardo

C’è un esercizio, preparatorio al ritratto, che mi piace fare (e suggerire agli studenti): guardare le parole. Osservare, per esempio, dove cadono i discorsi, quali tracce lasciano le frasi sui volti di chi parla e di chi ascolta.

Fronti corrugate, occhi spalancati come finestre, occhi strizzati, occhi radiosi, sorrisi accennati, risate nervose, labbra serrate, labbra umide, labbra morsicate, smorfie incontrollate, sopracciglia perplesse: annoto (o disegno) i movimenti del viso che prendono il posto delle parole. Anzi: sono essi stessi parole, discorsi. A volte espressioni di una volontà, altre volte comunicazioni involontarie.

In questo modo mi sono creato un piccolo repertorio di tracce lasciate dalla gioia, dallo stupore, dalla rabbia, dalla sorpresa, dall’incredulità, dalla paura, dal disgusto, dall’amore. Mi aiuta a fotografare con più serenità le persone e il loro straordinario linguaggio mimico. Una specie di atlante di emozioni e sentimenti per non smarrirmi, al momento del clic, davanti alla vastità del’Uomo.

Titoli di coda

Michelangelo (particolare del Giudizio Universale)

Michelangelo (particolare del Giudizio Universale)

Raffaello (particolare della Madonna Sistina)

Robert Doisneau

Diane Arbus

Henri Catier-Bresson

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fotografo, critico, docente
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