La collina dei clic perduti

Ho una collezione di ritratti incompiuti. Incompiuti nel senso che non sono mai riuscito a realizzarli. O che non me la sono sentita di realizzare. Ritratti perduti, immagini perse per sempre. Ritratti che rimpiango.

Come quello mai fatto a Nino, barista, che si ammazzava di lavoro nel suo caffè vicino al Naviglio. C’erano momenti, quando lo guardavo, che era di una grandezza epica. O come quello di sua moglie Rosy, dalle occhiaie tristi e malate. Si muoveva tra i tavoli con leggerezza rassegnata, senza aspettare niente dalla vita.

O come quello di un avventore, di cui non ho mai saputo il nome, che aveva speso una fortuna per una donna cubana. L’aveva sposata e portata in Italia, ma lei, dopo poche settimane, era scappata con chissà chi. E lui se ne stava lì, in solitudine, con la faccia indifferente a tutto. Se ne stava lì, a guardare gli altri, quelli che giocavano a carte tutti i pomeriggi.

Questi, e altri ancora, sono i miei fantasmi. La mia personale Spoon River di ritratti sepolti nel Tempo. La mia collina di [clic] perduti.

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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