Con la macchina fotografica al collo

Non so cosa fotografare, sento dire molte volte. Al che, in genere, rispondo: No, forse non sai cosa guardare. Già.

Forse mi sbaglio, ma a me sembra che non appena mettiamo al collo una macchina fotografica, tac!, lo sguardo si impoverisce. Nel senso che iniziamo a scartare pezzi di mondo, a ignorare cose che non riteniamo degne di visione.

Con la macchina fotografica al collo, molte volte, prosciughiamo lo sguardo e il mondo. Prima ancora di inquadrare. Questo è già stato fotografato. Questa luce non mi piace. No, io aspetto il tramonto. Non vorrai mica che mi metta a fotografare le periferie o i cassonetti della spazzatura … Cose così. E in questo modo, il mondo si rimpicciolisce e noi diventiamo, come dire?, ipovedenti.

Per questo ho preso l’abitudine, prima di fotografare, di scrivere immagini. Per lasciare che lo sguardo si posi, senza limitazioni, anche su cose minime. Per accorgermi di quella parte di mondo che se ne sta lì, silenzioso, senza pretendere lo sguardo. Scrivo immagini come gesto di attenzione, per ridare dignità di visione a tutte le cose.

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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