Fotografare con i sensi. Esercizi di manutenzione dello sguardo

Da dove nascono le fotografie? Nascono dallo sguardo, lo strumento centrale dell’atto fotografico. E nascono dal corpo, dal nostro corpo. Perché noi guardiamo con tutto il corpo, con tutti i sensi. E con la memoria. Guardare, in fotografia, è un vero atto creativo e di scoperta. Un atto che nasce da noi, dentro di noi, mentre entriamo in relazione con il mondo.

Ma se vogliamo che il nostro guardare/fotografare sia un gesto pieno, è necessario togliere le incrostazioni e le abitudini che irrigidiscono lo sguardo, che ne limitano le potenzialità. Come fare, allora?

Per esempio, dimenticando per un po’ il dispositivo fotografico, il maggior responsabile delle nostre abitudini/limitazioni visive. Per esempio, recuperando nella visione tutte le nostre esperienze sensoriali ed emotive. Per esempio, scrivendo le nostre immagini, per non disperdere la ricchezza contenuta nell’atto del guardare e, soprattutto, per liberare lo sguardo e l’attenzione da tutte le gerarchie visive che ci inventiamo: questo è bello (gli presto attenzione), questo è brutto (non gli presto attenzione), questo mi piace (lo guardo), questo non mi piace (allora non lo guardo più). Scrivere le immagini, in altre parole, per non sprecare, per non creare dei “vuoti a perdere”. Perché quando guardiamo, noi guardiamo e pensiamo, guardiamo e ricordiamo, guardiamo e facciamo associazioni mentali, guardiamo e annusiamo, guardiamo e tocchiamo, guardiamo e ascoltiamo, guardiamo e ci muoviamo nello spazio, guardiamo e proviamo freddo, guardiamo e proviamo caldo o stanchezza … Il nostro sguardo è tutto questo e altro ancora.

E poi, fatta questa operazione di ecologia visiva, ritornare al fotografico. Con accresciuta consapevolezza delle potenzialità contenute nel nostro guardare e tradurre, in modo nuovo, ciò che abbiamo visto in linguaggio fotografico. Ritorniamo al dispositivo fotografico lavorando sugli equivalenti visivi, per tradurre in immagine ciò che abbiamo percepito. Ritorniamo all’inquadratura ribaltando certe abitudini compositive, perché uno sguardo così ricco non ha bisogno di “composizione”, no, a lui serve una regia per tutto quello che vuole mettere in scena.

Tutto qua.

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fotografo, critico, docente
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Una risposta a Fotografare con i sensi. Esercizi di manutenzione dello sguardo

  1. Diego Cicionesi ha detto:

    Buonasera Enrico. Trovo il post illuminante. L’ho letto e subito mi ha ricondotto a qualcosa che avevo scritto tempo fa, ma che non aveva raggiunto il senso pieno.
    Ebbi modo di introdurre nella mia attività fotografica, dopo una conversazione con uno psicologo, la parola “So-stare” letta nella sua sua radice etimologica del “saper stare” (“Riappropriarsi del tempo”).
    Oggi accompagno a quella intuizione la possibilità di uno sguardo definito con i sensi e con una dimensione fondamentale, quella della memoria.

    Sarà bello (nel rammarico di non esserci stato al WS fiorentino – sono membro dello staff di Deaphoto) oltre che riflettere anche fotografare in questa nuova consapevolezza.

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