L’Almanacco di Topolino e la fotografia

Vediamo se riesco a spiegare come funzionano certe cose quando guardiamo una fotografia. Immaginate la Terra alla fine di tutte le civiltà e della vita, dove non è rimasto più niente e nessuno. Nessun uomo, nessuna donna, nessun animale, nessun quadro o manufatto, nessun oggetto, nessuna foto. Tabula rasa. Solo qualche rudere di città sommersa dalla vegetazione. E una copia, una sola, dell’Almanacco di Topolino.

Immaginate un’astronave e alcuni archeologi alieni arrivati per esplorare e studiare la Terra. Immaginate la loro esultanza quando, in questo Niente, scoprono l’unica copia rimasta dell’Almanacco di Topolino. Questa copia, questo frammento insignificante della nostra civiltà, diventa un reperto preziosissimo. L’unico documento di ciò che siamo stati.

Immaginateli al lavoro mentre studiano questo reperto, ne apprezzano i disegni e cercano di decifrare i dialoghi. Immaginateli, una volta esaurita la lettura, mentre iniziano a congetturare su ciò che c’era intorno e alle spalle o sotto l’Almanacco di Topolino. Insomma, immaginateli mentre cercano di fornire un contesto a quel frammento, nel tentativo di ricostruire la nostra civiltà basando le loro congetture su quelle fragili paginette colorate. Mentre cercano di inseguire un significato più vasto, che preme dalle pagine dell’Almanacco perché sente il richiamo del suo posto nell’extratesto. Un senso più grande, quello del contesto, dove ogni frammento trova compimento.

Ora, io credo che davanti a una fotografia, una qualsiasi, noi ci comportiamo un po’ come archeologi alieni. Teniamo tra le mani un frammento di qualcosa/qualcuno, lo guardiamo, lo esploriamo, cerchiamo di estrarre tutto il succo possibile che l’immagine ci offre, ma … ma c’è sempre un momento in cui sentiamo il bisogno di collocare questo frammento visivo fuori dai suoi confini. Il momento in cui, anche noi, iniziamo a congetturare sul contesto da cui quella foto è fuoriuscita. Cerchiamo di riportarla a casa, là da dove proviene: il cuore, l’idea, il pensiero, l’intenzione, il progetto, il coraggio, la passione del fotografo. Cerchiamo di riportarla in un senso più grande, quello che sta intorno al visibile.

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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2 risposte a L’Almanacco di Topolino e la fotografia

  1. Il Maggiordomo della Casa ha detto:

    Questa è una valigia preparata da un uomo, e si vede! Fotografia e poesia vi si trovano indissolubilmente aggrovigliate assieme come le calze e le cravatte sistemate da mani maschili. Entrambe sempre estremamente piacevoli. Potrei estrarci una calza e annodarmela al collo. La citazione dell’Almanacco di Topolino mi impone di mettere un commento a questo articolo. L’Almanacco originale (ignorando pertanto altre denominazioni e sorvolando su una successiva fugace riproposta) ha cessato le pubblicazioni 30 anni orsono. Nell’articolo si potrebbero sostituire gli archeologi alieni con i ragazzini di oggi: si troverebbero nelle stesse condizioni, ed una copia dell’Almanacco è già oggi un prezioso tesoro. La citazione dell’Almanacco inoltre data l’autore ed il suo apprezzamento data il lettore (e rimanda quest’ultimo ad un lontano luglio del ’61 quando a 10 anni, in una di quelle famose vacanze estive a Rota Imagna, lesse il suo primo Topolino, il n. 292, la cui prima storia, “Paperino e il Colosso del Nilo”, prevedeva una seconda puntata sul volume successivo, dando così il via ad una collezione interrotta solo con l’ingresso in Università, quando sostituii Topolino con Scientific American, quale rito di passaggio. Errori di gioventù.).P.S.: mi scuso per la lunghezza del testo, ma oggi sono solo in casa, il cielo è grigio, l’aria fuori è fredda, sembra stia per nevicare… e ho già finito di leggere l’ultimo numero di Uack!, la mia nuova collezione.

    • lavaligiadivangogh ha detto:

      Ben tornato, Maggiordomo! Hai ragione: un ragazzino di oggi, davanti all’Almanacco, è lui l’alieno. Non ricordo più cosa leggessi io a Rota Imagna. Ricordo solo che il mio “rito di passaggio” ho cercato di rinviarlo il più possibile 🙂 tradendo l’Almanacco per Diabolik, Alan Ford e Sturmtruppen. Quanto alla presunta lunghezza, in questo blog non ci sono regole 🙂

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