Wim Wenders Suite. Parte prima

Per prima cosa c’è Villa Menafoglio Litta Panza, a Varese. Villa di delizia e Wunderkammer che contiene storie e memorie, collezioni e invenzioni. E luci, tante luci, artificiali e naturali, finestre  che sembrano inquadrature e lunette improvvise che hanno l’affaccio sul cielo. Camera delle meraviglie che contiene le fotografie di Wim Wenders, che contengono altre storie possibili. O fantasmi di storie.

C’è da dire che non è ininfluente dove vedi una mostra. Nel senso che il luogo che ospita le immagini agisce sul modo in cui le guardi. Passi davanti alle foto di Wenders, accarezzi con lo sguardo le possibili narrazioni che contengono (perché le storie – come dice Wenders – esistono indipendentemente da noi)  e intanto sfiori il velluto rosso dei mobili imbottiti del secondo Ottocento. Mentre la luce di febbraio entra silenziosa da un bovindo e illumina te, le sale e Wim Wenders. Varese Texas. Luoghi ideali, la villa e le foto, per vivere l’Altrove.

Percorri Villa Panza e la mostra e ti senti dentro a un binomio fantastico interminabile. Da far invidia a Gianni Rodari. Come quando passi per lo scalone neoclassico che accoglie l’architettura geometrica e spettrale di un parcheggio di Houston. Tu lo guardi da giù, ai piedi della scalinata, e il parcheggio ti sembra un grattacielo. Assolato e malinconico. Hai gli occhi sul ventesimo secolo e le scarpe che poggiano nel Settecento. Irresistibile.

Wim Wenders, “Entrance”, Houston, Texas, 1983

Wim Wenders, “Entrance”, Houston, Texas, 1983

O come quando incontri, nel Salone Impero realizzato su progetto di Luigi Canonica (1830), un deposito di corriere a Odessa, Texas. Deposito che ha per tettoia un gregge di nuvole candide che galleggiano nell’azzurro. Le stesse nuvole che poi ti può capitare di vedere, al primo piano, dalle finestre che James Turrell ha aperto sul cielo di Lombardia (Sky Space I, 1976).

James Turrell, Sky Space I, 1976

James Turrell, Sky Space I, 1976

Ma sei in un binomio fantastico anche dentro le foto di Wim Wenders: due tombe e un drive-in cinema, per esempio.

Wim Wenders, Twin graves and drive-in cinema, Marfa, Texas, 1983

Wim Wenders, Twin graves and drive-in cinema, Marfa, Texas, 1983

Desolate le tombe e in disuso il drive-in. Così che nessuno, né il cinema né un Juan Rulfo che ha già raccolto le voci di altri morti, racconterà più le storie di quei due nomi crocefissi: Timothy Castillo e Jason Castillo. Storie fantasma.

Però le foto di Wim Wenders non sono solo contenitori di storie possibili. Le sue immagini contengono anche altre immagini. I fantasmi di altre immagini, che lasciano percepire la loro presenza fluttuante. Come i fantasmi dei nativi d’America fotografati da Edward S. Curtis

Edward Sheriff Curtis

Edward Sheriff Curtis

che trovano qui, in questo Cimitero Indiano fotografato da Wenders, la loro destinazione, il compimento del loro viaggio. Sotto un cielo in burrasca, in mezzo ai nastri colorati degli acchiappasogni e alla bandierina della nazione che si è sovrapposta alla loro

Wim Wenders, Indian Cemetery in Montana, 2000

Wim Wenders, Indian Cemetery in Montana, 2000

O il fantasma di Edward Hopper e di quelle sue donne sospese nella vita, immobili nelle loro attese solitarie, mentre guardano il Sole del mattino

Wim Wenders, Woman in the window, Los Angeles, California, 1999

Wim Wenders, Woman in the window, Los Angeles, California, 1999

(continua)

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fotografo, critico, docente
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