Particolare e Universale

Ho letto La Malora di Beppe Fenoglio, storia di ordinaria fatica, dolore e miseria contadina in un piccolo paese delle Langhe, San Benedetto Belbo. E storia dei sogni infranti di Agostino Braida, voce narrante, e dei suoi progetti che “stavano inutili in mano come scatole vuote”.

Confesso che ho comprato La Malora perché attratto dalla foto di copertina:

dove ho riconosciuto in quel contadino appoggiato alla bicicletta un particolare della foto scattata da Paul Strand alla famiglia Lusetti per Un Paese

Paul Strand, Luzzara, 1953

Paul Strand, Luzzara, 1953

il libro fotografico realizzato con Cesare Zavattini e dedicato a Luzzara. Provincia di Reggio Emilia.

Così mi sono chiesto quale logica ha spinto i grafici della Einaudi a prelevare un’immagine nata nella bassa padana e trasportarla sulla copertina di un libro nato altrove, nelle Langhe. Piemonte. Anche per cominciare a capire qualcosa sulla funzione (e il funzionamento) di quella strana fisionomia che assume la fotografia quando viene usata come copertina di un testo. (A volte vetrina di mercanzie che stanno all’interno del libro-bottega, a volte specchietto per le allodole. Ma anche chiave d’ingresso; password evocativa; didascalia visiva del testo, con valore riassuntivo, simbolico addirittura. Oppure semplice presenza grafica, senza connessioni con le parole.)

Cosa hanno in comune, mi sono chiesto, La Malora e il ritratto della famiglia Lusetti? Hanno in comune il 1953, anno in cui Fenoglio termina di scrivere La Malora e in cui Paul Strand realizza la foto. E una casa Editrice, Einaudi, che ha accompagnato gran parte della vicenda editoriale di Fenoglio e che, nel 1955, ha pubblicato Un Paese. Basta, tutto qui.

Ma allora, perché un contadino della bassa padana è stato preso come equivalente visivo di un romanzo piemontese? Anche perché, a guardar bene, il grande libro di Strand e Zavattini è il ritratto particolare  di una paese e della sua gente,.dove le persone hanno non solo un volto, ma anche un nome e una voce. Specifiche e individuali. Mentre il racconto di Fenoglio, ambientato in un imprecisato Novecento, senza tempo e calendario, ha l’ambizione di elevare fatica, dolore e miseria individuali in simboli di storia universale.

Come hanno fatto i grafici a trasformare il Particolare in Universale? A trasformare un’immagine nata per raccontare un milieu dai confini ben tracciati, nell’immagine della contadinità, del sacrificio dell’Uomo?

La risposta che mi sono dato è questa: per spoliazione. Cioè, hanno ritagliato questo ritratto privandolo del suo contesto d’origine e l’hanno lasciato lì, solo, non più a narrare, ma a evocare dalla copertina qualcosa che l’immagine nel suo insieme non aveva.

Non so se tutto questo sia giusto. Dal punto di vista filologico sicuramente no. Però funziona. E mi piacerebbe, in futuro, fare i conti con questo uso della fotografia, con questa modalità inattesa di comunicazione che ha l’immagine quando viene immessa in un contesto diverso dal quale è nata.

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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Una risposta a Particolare e Universale

  1. loscalzo1979 ha detto:

    Molto bello questo tuo pensiero, che condivido: quante volte ho voluto cercare di capire il perchè uno scatto estraneo magari al racconto di un libro venga scelto per rappresentarlo come copertina !!

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