Blues per arcobaleni

Là dove gioca un bambino è sepolto un tesoro. Questa frase, bellissima, è di Walter Benjamin. Dopo averla incontrata è rimasta a lungo nella mia testa. Poi, un giorno,  sono partito alla ricerca di quel tesoro sepolto e quella frase è diventata un haiku: dai boschi dell’infanzia / nasce sempre / un arcobaleno e si è depositata in questa foto

Dove nasce l’arcobaleno, 2013

Dove nasce l’arcobaleno, 2013

Là dove gioca un bambino è sepolto un tesoro. Guardavo alcune foto di Sergio Larrain e a un certo punto questa frase ha cominciato a suonare in modo diverso. Un principio di stonatura, come una nota calante che scivola fuori tonalità. Si stava facendo strada il pensiero che per molti bambini il tesoro non c’è più, perché qualche adulto è arrivato prima e si è portato via il loro arcobaleno.

© Sergio Larrain

© Sergio Larrain

Là dove gioca un bambino è sepolto un tesoro. Guardavo i gatti dormire, guardavo fuori dalla finestra, guardavo l’orizzonte in cerca di qualche tesoro. Ma niente da fare, nessun avvistamento. Ormai stava diventando certezza: a tutti noi è capitato e capita che qualcuno sia arrivato prima e si sia portato via il nostro arcobaleno.

A questo serve, qualche volta, una fotografia: a farci ritrovare tesori sepolti, ma anche a ricordarci che, in ogni tempo e in ogni luogo, c’è sempre un’ombra che ha rubato e ruba i nostri arcobaleni. Oh Yes.

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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6 risposte a Blues per arcobaleni

  1. loscalzo1979 ha detto:

    A questo serve, qualche volta, una fotografia: a farci ritrovare tesori sepolti, ma anche a ricordarci che, in ogni tempo e in ogni luogo, c’è sempre un’ombra che ha rubato e ruba i nostri arcobaleni. Oh Yes.”

    Mi hai commosso Enrico dannazione : ° )

  2. paolocorona ha detto:

    La mia frase, che ricordo sempre, è di Arturo Graf e recita così: Tristo è l’Uomo in cui più nulla rimanga del fanciullo… e quando penso a questa frase me ne sovviene sempre un’altra che collego sempre alla prima: Tutto ciò che è auspicabile è fattibile. La seconda è di Sthepane Hessel. Assieme i due pensieri rappresentano il mio animo di bambino e quello che ancora conservo dentro di me con il quale assieme guardiamo e facciamo fotografia. Ci divide un ragazzo; sono sempre io, giovane ma non più bambino ma neanche maturo. Ogni tanto qualcuno mi ruba qualcosa, si tratta di coloro che vivono soli con se stessi… dapprima ne ho rabbia, poi prevale quasi sempre la pena. Grazie sempre dei tuoi splendidi scritti. Un saluto.

  3. Clementina ha detto:

    Tutto molto condiviso, ad eccezzione di una cosa, non diamo la responsabilità alle ombre, anche se metaforicamente è ormai consolidato. L’altro da noi, la morte, il buio sono spazi che non conosciamo perciò ci fanno paura, ma il vero dannato danno è il male dentro di noi e di cui diamo e assorbiamo l’esempio …non cito chi l’ha detto, ma secondo me è una affermazione utile da ricordare! 😉

    • lavaligiadivangogh ha detto:

      Certo, Clementina. L’ombra cui allude il blues non è la morte, ma è l’ombra concreta del Male, della Violenza, del Sopruso, dell’Arroganza, dell’Arricchimento a spese degli altri, dello Sfruttamento. È un’ombra che ha volto, corpo, nome, eserciti, bande, industrie, banche, seggi in parlamento … Tutto quello che può negare o distruggere i sogni. Grazie per il tuo pensiero. A presto.

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