Sull’autoritratto in fotografia

Edward Steichen, Self-Portrait, Milwaukee, 1898

Edward Steichen, Self-Portrait, Milwaukee, 1898

Ci sono due modi per eseguire autoritratti in fotografia. Due modi che corrispondono a modalità linguistiche ben distinte. La differenza sta tutta in questa domanda: chi (o cosa) preme il pulsante dello scatto?

Il primo modo, il più diffuso – credo -, per eseguire un autoritratto fotografico è quello in cui è il fotografo a premere il bottone. Davanti a uno specchio, per lo più. In questo caso, soggetti della fotografia sono sia il fotografo sia lo strumento fotografico. Una metafotografia, una fotografia che ha come soggetto anche sé stessa.

Non tutti gli autoritratti eseguiti secondo la prima modalità sono, però, metafotografie. Ci sono autoritratti realizzati davanti allo specchio in cui, grazie a una sapiente inquadratura (o allo scatto flessibile), il mezzo non compare. Oppure, i famigerati selfies, eseguiti con i cellulari.

Nel secondo modo, invece, non è più il fotografo a premere il bottone. E’ la macchina stessa a farlo. Attraverso l’autoscatto. Il fotografo interviene (prima) sull’inquadratura, posiziona il dispositivo, controlla lo spazio, regola l’esposizione, ma non ha più (dopo) il controllo di quando avverrà lo scatto.

Ed è proprio questo controllo sul momento dello scatto a fare la differenza. Se il bottone sono io a premerlo, io sto affermando me stesso. Un gesto di affermazione e di identificazione.

Se, invece, è l’autoscatto a eseguire la foto, in un tempo che non controllo e non conosco, io lascio accadere me stesso. E può anche darsi che io, in questo autoscatto, non mi riconosca. O che scopra qualcosa di me che non conoscevo. Un gesto di (possibile) scoperta.

Se fossero frasi, la prima direbbe Io sono. La seconda, è probabile che dica Egli è.

Annunci

Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
Questa voce è stata pubblicata in Questioni di perimetro. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Sull’autoritratto in fotografia

  1. Sara Monte ha detto:

    Molto interessante. Andando oltre si può dire allora che nel primo si può parlare di autoritratto, nel secondo soltanto di ritratto e che il meccanismo di non-riconoscimento (dell’io) sia lo stesso del 90% delle foto scattate da terzi, in cui tipicamente (io) non mi riconosco. Mi sono data una spiegazione, cioè che l’io riconosce se stesso proprio nell’immagine ribaltata e controllabile dello specchio. Anzi, del proprio specchio esclusivo. [A gentile richiesta, Enrico, ecco…]

  2. loscalzo1979 ha detto:

    Osservazione davvero interessante, non avevo mai considerato lo scatto a tempo su questo piano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...