Dal buio

A volte ho l’impressione che fotografare sia un po’ come pensare al finale di una storia: qualcosa con cui rimettere le cose a posto. Come se tu volessi rimettere in ordine il mondo. Ma dopo il [clic] e fuori dall’inquadratura, vedi che il mondo non è per niente in ordine. Lo guardi e torni a vedere il caos e non sai come starci dentro. E rimani lì, con la foto tra le mani, credendo di aver messo un po’ in ordine e invece sei solo davanti a un posto – la foto – dove hai mostrato alla gente che la vita è piena di cose non riuscite, di gesti sbagliati. O folli.

(Questo post è stato scritto ieri sera, a luci spente. Tra le 19 e le 20. E’ stato scritto a penna, alla sola luce di una candela. E’ stato scritto durante quei 60 minuti in cui ho spento le luci per Gaza. Per condividere, anche solo per un’ora, lo stesso buio di uno studente gazawita cui hanno bombardato l’unica centrale elettrica)

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fotografo, critico, docente
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