L’altra mappa del cielo. Questo Paese

© Efrem Raimondi

Oggi voglio mettere in Valigia, tra Le Cose Da Salvare, una nuova costellazione chiamata, da Fulvio Bortolozzo suo scopritore, Questo Paese. Ma esco subito dalla metafora e vado a chiarire.

John Berger, uno dei miei maestri, una volta ha scritto che sono stati gli storytellers, i narratori, a inventare e a dare nome alle costellazioni. Perché hanno tracciato linee immaginarie nell’ammasso caotico delle stelle e, così facendo, hanno dotato le costellazioni di un’immagine, di una identità. In altre parole, gli storytellers hanno cambiato il modo di leggere il cielo, perché lo hanno dotato di una mappa che permette di orientarci.

Ecco, credo che Fulvio Bortolozzo – ideatore e coordinatore di Questo Paese – abbia agito da storyteller, legando tra loro le immagini di venticinque fotografi italiani fino a disegnare una nuova mappa sotto il cielo dell’Italia. Che poi, quella di tracciare linee immaginarie e trovare un disegno nel caos dell’apparenze, diciamolo, dovrebbe essere il senso del lavoro di ogni fotografo, di ogni immagine, opera, progetto.

Ma una nuova mappa per orientarci rispetto a Cosa? L’ultima mappa che avevamo a disposizione risale al 1984. L’aveva tracciata Luigi Ghirri con Viaggio in Italia e Questo Paese, con le sue (per ora) settantacinque fotografie formalmente semplici, ma cariche di domande, rappresenta lo sguardo – intellettuale e affettivo – che i fotografi hanno posato, da una latitudine diversa, sopra il paesaggio italiano. Trent’anni dopo: una latitudine che si colloca nel Tempo. E chi volesse accostare le due mappe, per  leggerle affiancate, non avrebbe difficoltà a capire le trasformazioni che i segni del passaggio dell’uomo hanno lasciato dentro i luoghi, dentro il paesaggio.

Trasformazioni che questi fotografi hanno saputo vedere: Antonio Armentano, Roberto Bianchi, Sandro Bini, Nino Cannizzaro, Luca Capello, Ilenio Celoria, Domenico Cipollina, Carlo Corradi, Claudia Corrent, Benedetta Falugi, Paolo Fusco, Mauro Thon Giudici, Salvatore Lembo, Andrea Lombardo, Luca Migliorini, Luca Moretti, Gaetano Paraggio, Mattia Parodi, Bruno Picca Garin, Giancarlo Rado, Mattia Sangiorgi, Tiziana Sansica, Franco Sortini, Giacomo Streliotto, Rodolfo Suppo.  La nuova mappa, oltre alle immagini, è disegnata anche dalle parole di Fulvio Bortolozzo, Marco Benna, Gianni Mazzesi, Anna Mola, Enrico Prada, Nello Rossi, Efrem Raimondi, Umberto Sartorello.

Appendice

Questo Paese oggi è un libro, ma prima di diventarlo ha attraversato fasi diverse. Immagini condivise in Rete (il vero luogo d’origine del progetto), presentazioni e mostre in sedi diverse. La storia di questa evoluzione la trovate qui http://questopaese.blogspot.it/ nel blog dedicato al progetto, che ospita, oltre alle immagini, anche i link dei singoli fotografi.

Per acquistare il libro, invece, potete andare qui http://www.blurb.com/books/5821572-questo-paese E’ molto semplice, visto che anche un troglodita tecnologico – quale sono – riesce a farlo.

Chiudo citando un piccolo, provvisorio, panorama di contributi la cui lettura ritengo indispensabile per meglio inquadrare libro e progetto. A cominciare dal primo, “storico” articolo di Michele Smargiassi http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2014/07/11/ghirri-in-italy-reloaded/ e proseguendo con le acute osservazioni di Efrem Raimondi http://blog.efremraimondi.it/questo-paese/ con le annotazioni personali di Anna Mola https://annamola.wordpress.com/2014/12/10/we-do-the-book/ e con una delle prime interviste rilasciata da Fulvio Bortolozzo a Marco Benna per Phom  http://www.phom.it/fulvio-bortolozzo-paese/.

Infine, da ascoltare in podcast, l’intervista rilasciata da Fulvio ai microfoni di Novaradio Città Futura nel corso di Parole di luce. La fotografia alla radio, la trasmissione curata da Martin Race e Sandro Bini  http://podcast.novaradio.info/2014/11/12/parole-di-luce-12-novembre-2014/

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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2 risposte a L’altra mappa del cielo. Questo Paese

  1. Vilma ha detto:

    … senza dimenticare che “La mappa non è il territorio” (troppo forte la tentazione di citare Korzybski), ognuno si disegna la propria.

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