Il Custode del Sipario

Allah ha creato il mondo in primo luogo perché fosse visto. Poi ci ha dato le parole perché condividessimo quello che vediamo. (O. Pamuk)

Sono un cantastorie. Con macchina fotografica e penna. Dalle mie parti mi chiamano Il Custode del Sipario, ma non ho una scena da calcare. I miei sono teatrini minimi, portatili, da sfogliare. Sono piccole immagini che mostro alla gente, il mio pubblico – se volete chiamarlo così – alle quali aggiungo, con la mia voce, il suono dei sensi che l’immagine non contiene. Il brusìo confuso di un caffè, la solitudine estiva del canto di una cicala, il silenzio pesante dell’afa o quello sereno dell’inverno nevoso. A volte, quando mi riesce, anche il suono del profumo di mirto. Parole: e le immagini prendono vita. Parlano.

Le mie immagini sono al tempo stesso soggetto, scena, fondale. Come questa, per esempio

Nel cortile del Sultano

Nel cortile del Sultano

che è fatta di luce, di scirocco e di limoni. Che contiene storie che si insinuano tra i capitelli come rami di ulivo. Storie che iniziano a gettare la loro ombra non appena pronuncio le parole di rito: Qui, una volta, è accaduto …

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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Una risposta a Il Custode del Sipario

  1. Raccontare storie con la luce che si insinua fra le ombre…che bello.
    robert

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