Lezione sull’inquadratura in cinque paragrafi

Immaginate di essere seduti al tavolino di un caffè, immersi in un brodo acustico indistinto. Tintinnio di tazzine. Brusio di avventori. Fischi della macchina a pressione che prepara il cappuccino. Sedie smosse da gente che si alza o che si siede. Campanello della porta d’ingresso che suona. Fruscio della pioggia sui vetri. Musica nell’aria. Colpi di tosse … Siete circondati da questa confusione sonora che impregna, ma senza un suono particolare che colpisce la vostra consapevolezza.

Poi, all’improvviso, riuscite a distinguere con chiarezza e precisione crescenti i discorsi della coppia che siede accanto a voi.

«Questo è per te. Buon compleanno.» «Graaazie! Come sei carino.» «[bacio]» «Spero ti piaccia.» «[sguardi]» «Che cos’è?» «Dai, apri.» «[sorrisi]» «[silenzio]» «[bacio]»

In quel momento il caos sonoro si è stemperato e si è aperto un varco verso la comprensione. E’ bastato un vostro atto di attenzione, di ascolto verso il mondo e, clic, l’indistinto in cui eravate immersi ha conquistato un senso. E a questo senso avete dato uno spazio per esistere. Lo avete salvato dentro confini definiti, sicuri.

E’ con queste parole che ho introdotto una delle mie lezioni sull’inquadratura fotografica. Con questa idea di ascolto visivo, che spinge sullo sfondo il rumore del mondo e fa venire a galla un frammento di vita. Per salvarlo.

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fotografo, critico, docente
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4 risposte a Lezione sull’inquadratura in cinque paragrafi

  1. Vorrei tanto scrivere un commento più profondo piuttosto che darti un “mi piace” o una condivisione, ma davvero non saprei cosa aggiungere; hai descritto alla perfezione cosa è la Fotografia (la maiuscola non è un errore di battitura, ovviamente).

  2. Pingback: Appendice a una Lezione sull’inquadratura | La valigia di Van Gogh

  3. Il Maggiordomo della Casa ha detto:

    Copio e incollo il commento di Cesare NicolaCesare che, avendo letto 20 giorni orsono questa meravigliosa lezione, mi ha preceduto in questa considerazione. Peraltro, la descrizione del Caffè e la successiva focalizzazione su una delle tante realtà presenti nella sala mi ha ricordato l’inizio di Profumo, romanzo di Patrick Suskind che nel suo complesso non mi è piaciuto ma all’inizio del quale c’è una ineguagliabile descrizione storica del mercato di Parigi del diciottesimo secolo, dentro il quale nasce il protagonista della storia, descrizione che definirei multidimensionale perchè nel leggerla mi sono sentito proiettatato in quella piazza, tra le bancarelle lerce e puzzolenti delle quali mi sembrava pure di sentire il fetore. Lo stesso tipo di “full immersion” che provo ora, questa volta fortunatamente circondato dai profumi del caffè e dei cornetti caldi.

  4. Il Maggiordomo della Casa ha detto:

    (Sono riuscito da solo a trovare il modo, che si è rivelato per la verità elementare, di rimettere la “r” al suo posto. Comunque sono fiero di me 🙂 🙂 )

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