Come un respiro pesante

Poi ci sono giorni che la mente è così piena di pensieri, piena come un hard disk, da togliere il fiato allo sguardo. E lui, lo sguardo, arranca.

Come ieri: nemmeno un’immagine salvata, nemmeno una foto. Avevo lo sguardo in affanno, gli mancava l’aria. Uno sguardo pesante, come un respiro malato.

Per questa cosa non ho ancora un esercizio di manutenzione della mente e dello sguardo efficace, ma ci sto lavorando.

Sento, però, che per ritrovare il respiro e il giusto equilibrio devo immergermi nel vuoto o nel suo equivalente sonoro: il silenzio. E da lì, in questa lontananza da pensieri e zavorre, ricomincio a guardare e a ritrovarmi.

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fotografo, critico, docente
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2 risposte a Come un respiro pesante

  1. Roberto Bianchi ha detto:

    Sono sincero, nella mia mente una spazio per le foto rimane sempre, come un piccolo serbatoio di riserva che rimane vuoto in attesa, pronto per qualunque evenienza. A volte non scatto, ma mentalmente blocco l’immagine per tornare in un altro momento. E stranamente nello stesso momento il serbatoio principale ha una sorta di libera uscita, come se la fotografia diventasse una terapia.

  2. Cesare Nicola ha detto:

    Il silenzio… argomento che mi sta molto a cuore, da un po’. In casa, con un bimbo vivace, non c’è speranza. Fuori casa, c’è sempre un altoparlante pronto a strombazzarti nelle orecchie inutili musichette/musicaccie. Al lavoro, frese, torni e martelli. Tampono la situazione puntando la sveglia mezz’ora, a volte un’ora prima del necessario; anche i cani dei vicini, a quell’ora, stanno zitti. Oppure, quando posso, una passeggiata in campagna a fotografare, durante la quale non so se mi godo di più il silenzio o il fotografare. Mentre scrivo, rumori non ben definibili provengono dallo smartphone di mamma, in mano a Christian. Sono andato fuori dall’argomento del tuo post, l’ho usato per sfogarmi un po’. Pardon.

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