Discorso stravagante intorno a un telefono finto. E altre cose

Comincio da qui, da questa cosa che ho trovato ieri in rete e che mi è rimasta in testa per tutto il giorno, rimuginandola come una canzone che non vuole andarsene:

«Se un bimbo ti passa un telefono finto, devi rispondere.»

Una meraviglia, vero? Se ho ben capito, in questo pensiero ci sono due universi che vengono in contatto. Quello adulto, quotidiano, dove le cose hanno un nome e una funzione (più o meno) precisi, una funzione d’uso. Un universo fatto di cose, gesti, pensieri ormai consumati e senza più incanto.

E quello infantile, dove le cose non sono più le stesse cose dell’universo quotidiano. Perché hanno un’altra funzione, un altro scopo: rappresentare.  Perché l’universo in cui devi rispondere ai telefoni finti è un universo sempre nuovo, un universo Altro. Un universo che esiste davvero, ma solo se lo accetti. Con un atto di fede e di fantasia.

Così mi sono detto: Cosa succede se cambio nome a quel ‘telefono finto’ e lo chiamo, per esempio, quadro, poesia, romanzo, fotografia, scultura? Se lo chiamo, insomma, opera?

Succede che se un pittore, un poeta, uno scrittore, un fotografo, uno scultore ti offrono il loro telefono finto, la loro opera, tu sei chiamato a rispondere. Cioè: sei invitato a usare, a vivere quell’opera come qualcosa che proviene da un universo dotato di realtà, verità e coerenza proprie. L’artista ti sta offrendo, insomma, un telefono che sembra un telefono (nel tuo universo) ma che è un’altra cosa (nel suo universo). Molto più vasta. Perché quel telefono finto, in realtà, è una porta spalancata: a te la scelta se attraversarla o restare di qui, nell’Ovvio.

Lo so, è un ragionamento strampalato, ma io ci credo e cerco, ogni giorno, di oltrepassare tutte le porte che mi vengono offerte. E, qualche volta, anch’io mi ritrovo a passare agli altri il mio telefono finto. Ma non sempre mi rispondono.

(Sono, però, in buona compagnia dentro questo ragionamento. Se avete voglia e tempo leggetevi A cavallo di un manico di scopa di Ernst Hans Gombrich)

(non finisce qui)

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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Una risposta a Discorso stravagante intorno a un telefono finto. E altre cose

  1. GioBresson ha detto:

    non è un ragionamento strampalato
    mi sembra invece una bella fotografia,
    hai fotografato le cose da un punto di vista inusuale che permette di vederle sotto una nuova luce.
    Accetto sempre l’invito delle porte che tu (e non solo tu) spalanchi,
    a volte entro e mi soffermo a lungo, a volte do solo un’occhiatina e me ne vado.
    Stimolante.

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