Le ragioni del trovare

Lo stato delle cose, Milano, 27 agosto 2014

Lo stato delle cose, Milano, 27 agosto 2014

 

Le ragioni del trovare non sono vere e proprie ragioni. Lo sguardo-che-trova (che è l’altro lato dello sguardo-che-cerca, l’altro modo di vedere e capire il mondo) non è facile da argomentare, da definire. Bisogna farne esperienza. Provo a spiegare con un esempio.

Prendi una sera, tranquilla, a Milano. E poi una piazza. Sei lì, sereno, non cerchi nulla. Ti affidi allo sguardo e basta. A un certo punto, quasi non te ne accorgi, si accendono i lampioni, le finestre delle case e la sera accade. Proprio lì, davanti a te. Intorno a te. Ecco, in quel momento, quando vedi tutto questo, la sera ti ha trovato.

Perché con lo sguardo-che-cerca tu puoi trovare, prima o poi, i pezzetti di mondo che ti interessano. Ma con lo sguardo-che-trova, è un pezzetto di mondo che trova te. E se tu lo sai vedere, se lo riconosci, ti accorgi che lì, in quel momento, è come se fossero state convocate tutte le immagini, tutta la poesia, tutta la bellezza che ami, che hai amato o che sapresti amare.

(continua, forse)

Annunci

Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
Questa voce è stata pubblicata in Alfabeto fotografico personale, Questioni di perimetro. Contrassegna il permalink.

6 risposte a Le ragioni del trovare

  1. La ‘convocazione delle immagini’ – a sera – è quel gesto intimo che si compie, per raccogliersi. Alle volte, le sere accadono più di altre. Molto bello, Enrico. E’ sempre un piacere, leggerti.

  2. Luciano Tonellato ha detto:

    Non sono un fotografo. Amo fotografare. Leggo sempre volentieri le riflessioni di chi pratica lo strumento fotografico con competenza. Sono incuriosito dai temi che avete scelto per trovare dei percorsi di ricerca e non ho resistito dalla tentazione di dire la mia. Nella mia esperienza professionale (mi occupo di relazioni umane) ed umana tendo a sostituire i termini “cercare”, “trovare”, con quelli di “scambio”, “incontro”, qualcosa che evochi un’azione orientata non in modo lineare ma che ponga in relazione. È un’azione che implica comunque livelli diversi sia per “dentro” (il fotografo) che per il “fuori” (il mondo). Qui si apre appunto un mondo, che pone in rapporto le origini relazionali della nostra mente, soprattutto la parte non consapevole, con l’esterno. Comprendo che un tema importante riguardi il “filtro” che il fotografo usa, e che (credo: seguo da troppo poco tempo le questioni di cui dibattete) l’idea che si desidera perseguire sia orientata ad una fotografia non eccessivamente legata ad un “prodotto pre-determinato”, eccessivamente frutto di razionalizzazioni. Il “trovato-incontro” ha un suo rispecchiamento interno in ogni caso, in un inscindibile e complesso legame tra l’oggetto ed il soggetto. Per me il fotografare è una forma di relazione, e, come tale, ha valenze molteplici, anche curative. Credo che ciò che spinge a fotografare sia ( e qui prendo in prestito un concetto che mi è più culturalmente vicino di Daniel Stern) da correlare al nostro bisogno innato di intersoggettività. Ciò che “trovo” è parte di me e l’aspetto affascinante è che permette di svelare a me stesso qualcosa di cui prima avevo solo parziale o nessuna consapevolezza.

  3. GiantDog ha detto:

    Scopro per caso il tuo blog e ne rimango affascinata.
    Carolina
    http://www.wolfeyesinside.wordpress.com

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...