Le ragioni del cercare

Ecco un altro ragionamento al quale non ho saputo resistere. E’ della fotografa Luciana Coletti che, qualche giorno fa, in Facebook, ha pubblicato un breve ma denso post. Ve lo ricopio integralmente.

«Io non cerco, trovo (Picasso) – Si dice ‘vado a cercare funghi’ e non ‘vado a trovare funghi’. Se cerco, il mio occhio parte dal noto con l’intenzione di arrivare a qualcosa di prestabilito. E’ un’azione selettiva, guidata dalla volontà di arrivare a un ‘risultato’.

Anche il movimento è diverso. Se vado a ‘cercare funghi’, i miei occhi guarderanno in basso e non riusciranno a vedere le nuvole che passano oltre le cime degli alberi, il movimento dei rami mossi dal vento.

Ma se vado a ‘trovare funghi’, lo sguardo si apre in più direzioni, ‘va oltre’, scopre il nuovo.

Da qualche tempo il mio fotografare, il mio viaggiare, il mio vivere è improntato più al trovare che al cercare.»

Questo il ragionamento sul quale sono salito. Quello che segue, invece, è il resoconto del primo dei miei vagabondaggi. In mezzo alle ragioni del cercare.

Cosa succede allo sguardo quando cerca? Credo fissi un perimetro intorno a una porzione di mondo. Suppongo lo faccia per dare delle coordinate, per orientare il cammino. Una specie di difesa contro la vastità accecante del mondo. Un gesto molto simile a quando strizziamo gli occhi per difenderci da una luce troppo forte. Quando entra in questa geografia predefinita lo sguardo-che-cerca diventa un mirino di precisione. Per gli occhi e per la mente.

Un esempio di sguardo-che-cerca è quello che si muove servendosi di sceneggiature, che aiutano a rendere meno caotico lo scorrere impetuoso delle cose e delle immagini. Che cos’è una “sceneggiatura”?

L’espressione è stata utilizzata, in fotografia, da Geoff Dyer (L’infinito istante. Saggio sulla fotografia) descrivendo il lavoro di Roy Stryker, coordinatore dei fotografi che lavoravano, tra il 1935 e il 1937, per la Farm Security Administration. Ai fotografi della FSA, impegnati a documentare e raccontare le condizioni di vita dei contadini e dei mezzadri ridotti alla fame dalla Depressione, Striker consegnava liste dettagliate (e poetiche, in  molti casi) di tracce visive. Queste tracce erano vere e proprie immagini pre-visualizzate che funzionavano da linee guida per lo sguardo e da storyboard per le narrazioni dei fotografi. Questa, ad esempio, è la ‘sceneggiatura’ di Stryker per il soggetto Estate:

«Automobili affollate che escono in strada aperta. Benzinai che riempiono serbatoi di automobili decappottabili e cabriolet. Giardini rocciosi; parasole; ombrelloni da spiaggia; rive sabbiose con onde che si gonfiano dolcemente; onde spumeggianti che coprono di spruzzi barche a vela nell’orizzonte lontano. Gente in piedi all’ombra di alberi e tende da sole. Finestrini aperti sui tram e sugli autobus; acqua potabile da sorgenti o vecchi pozzi, punti ombrosi lungo gli argini, sole sull’acqua intorno; gente che nuota in stagni, fiumi, ruscelli.»

Ma lo sguardo-che-cerca ha anche un lato scivoloso. La selezione ‘anticipata’ delle possibilità visive rischia di nascondere, allo sguardo e alla curiosità, altre zone fertili di mondo. Lo sguardo-che-cerca rischia di non vedere le nuvole, se cerca solo funghi. Come scrive Luciana Coletti. Nel prossimo articolo, invece, proverò ad affrontare le ragioni del trovare. Proverò, insomma, a inseguire «il movimento dei rami mossi dal vento.»

(continua)

 

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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2 risposte a Le ragioni del cercare

  1. Sandro Bini ha detto:

    Pure vero che se guardi solo le nuvole non “trovi” i funghi… Su questo fascinoso declivio arriviamo all’objetct trouve dei surrealisti e alle associate serendipity (trovar qualcosa cercando qualcos’altro). Pure Robert Frank quando parti nel suo viaggio americano da buon svizzero pare avesse liste e mappe, ma fotografo quello che cercando trovò e che trovo cercando… Insomma il progettualità dovrebbe essere un canovaccio flessibile e dinamico, ma credo ancora nella sua utilità, e perchè no anche per le famose liste di Stryker…. magari pure per fregarsene come faceva Walker Evans!

  2. Luciana Coletti ha detto:

    Desidero ringraziarti di cuore anche su questa pagina per aver considerato interessante il mio pensiero ed averlo preso come spunto per le tue interessantissime riflessioni.
    Come hai giustamente intuito tu, la frase di Picasso è stata proprio una miccia che mi ha permesso di comprendere meglio sia il mio modo di fotografare, sia quello di muovermi nel mio quotidiano.
    [detto sottovoce] 😉 A dire il vero, non di rado DEVO cercare freneticamente le chiavi di casa e della macchina nella mia borsa che è peggio di quella di Mary Poppins 😉
    Tempo faticoso quello impegnato in questa maniera 😉

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