Lo sguardo negli anni

Quando torno, dopo anni, a rivedere luoghi che ho conosciuto, ho l’impressione che il mio sguardo sia cresciuto, che si sia espanso. Come una città, come un organismo nutrito dal tempo e dalle esperienze.

Capita, così, che lo sguardo si fermi a raccogliere, ancora con stupore, una crepa sul muro, un’imposta sbattuta dal vento, un cortile ombreggiato:  quello che un tempo gli era sfuggito.

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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4 risposte a Lo sguardo negli anni

  1. Roberto Bianchi ha detto:

    E se invece allo sguardo non fosse sfuggito nulla e avessimo registrato tutto senza accorgercene? Se fossero proprio quelle immagini sedimentate ed elaborate che salgono in superficie a farci tornare il desiderio di tornare in luoghi già visti? La consapevolezza che durante le visite precedenti non tutti i tasselli del puzzle erano al loro posto

    • lavaligiadivangogh ha detto:

      Bella osservazione, Roberto. E’ probabile che lo sguardo abbia già raccolto e stivato certe immagini senza “vederle”. E le ha lasciate lì, a decantare, in attesa di un tempo più propizio. Il tempo del risveglio. Come questo accade, non lo so. (Però è affascinante questa presenza del Caso nella nostra memoria e nella nostra visione). Grazie e a presto.

  2. marco ha detto:

    Quello che dice Roberto mi riporta ad un idea di identità che è il risultato di un continuo lavoro di aggiustamento “a togliere”, un po’ come fanno alcuni artisti. Ci si concentra sempre di più verso una sorta di nucleo, si lasciano andar via le cose non coerenti (che può essere anche un partner, un lavoro). Si lavora sull’emersione di ciò che c’è già piuttosto che sull’accumulazione di cose dall’ esterno verso l’interno. E allora, forse, vedi meglio, lo sguardo riprende ciò che serve.

    • lavaligiadivangogh ha detto:

      Sono d’accordo, Marco, con questa idea di ‘leggerezza’ che si libera di ciò che, come dici tu, non è ‘coerente’. In un dato momento, per lo meno. Anche lo sguardo, per sopravvivere, deve viaggiare leggero. Ho il sospetto, però, che lo sguardo (e come esso la mente) non gettino mai via niente. E’ questa possibilità latente di ‘riemersione’ che mi affascina. Grazie, Marco.

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