Scansioni. Un effetto di lontananza

 

Camille Corot, Ricordo di Mortefontaine, 1864

Camille Corot, Ricordo di Mortefontaine, 1864

La ‘Scansione’ di oggi riguarda un pittore: Camille Corot (1796-1875). Ma anche, in qualche modo, la fotografia. Poi capirete.

C’è una cosa che mi affascina di lui: dopo aver dipinto per una vita paesaggi en plein air, a un certo punto si chiude in studio e inizia a ritrarre paesaggi senza più far ricorso all’osservazione diretta. Inizia a dipingere i suoi paesaggi a memoria.

E i titoli di questi quadri sono indicativi: Ricordo di Mortefontaine; La radura, ricordo di Ville d’Avray.

Quello che mi colpisce di questi lavori è il modo in cui Corot ha connotato visivamente l’idea di memoria. Con il ricorso, ad esempio, a una specie di soft focus, di messa a fuoco morbida per ottenere un effetto finale di indeterminatezza, quasi di instabilità dell’immagine.

(Secondo Aaron Scharf , in Arte e fotografia, Corot si è forse servito, per sostenere la propria memoria visiva, di un certo numero di lastre fotografiche. Lastre dalle emulsioni lente, non adatte a bloccare il movimento – gli alberi mossi dal vento, ad esempi0 – e dalla definizione ancora debole.)

Oppure, con il ricorso alla desaturazione dei colori, alla alterazione cromatica. Una sorta di “prospettiva aerea” (quella osservata da Leonardo) applicata, però, al Tempo e non allo Spazio. Un effetto di lontananza temporale.

Come fotografo studio con passione queste immagini  perché sono, secondo me, le prime tecniche visive di rappresentazione della memoria e del senso di lontananza che ogni ricordo porta con sé.

Studio queste immagini per cercare, a mia volta, la soluzione fotografica più idonea (l’equivalente) a rappresentare la presenza simultanea, davanti allo sguardo, di presente e passato. Il mio essere, a differenza di Corot, simultaneamente en plein air e in studio.

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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2 risposte a Scansioni. Un effetto di lontananza

  1. Sandro Bini ha detto:

    La differenza alla fine e proprio tutta lì che a differenza di Corot non potrai mai fare delle fotografie di paesaggio senza aprire la porta del tuo studio….

    • lavaligiadivangogh ha detto:

      Proprio così. Tra l’altro, caro Sandro, la cosa bizzarra di tutto questo, se l’ipotesi di Scharf è corretta, è che Corot si è rivolto allo strumento che riproduce con precisione le cose (la fotografia) per creare immagini indeterminate, sfuggenti …

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