Scansioni. Terre a confronto

Gianni Berengo Gardin

Gianni Berengo Gardin

Da oggi inizio a rendere pubbliche, in una rubrica che ho etichettato Scansioni, le immagini che amo. Una specie di playlist degli autori che mi piace frequentare e studiare, accompagnata dai miei appunti di lettura.

(Intendiamoci: nessuna pretesa interpretativa, mi limito solo ad annotare perché un’immagine mi piace o a raccogliere le suggestioni che ha scatenato)

La prima di queste immagini è la campagna ritratta da Berengo Gardin. Mi piace perché queste terre colme d’acqua nulla hanno di metafisico. Mi piacciono quelle geometrie frutto del lavoro quotidiano dei due contadini inquadrati dentro la loro terra.  Una terra ben lontana, ad esempio, dalla terra-metafora di Mario Giacomelli.

Mario Giacomelli

Mario Giacomelli

In Berengo Gardin la terra ha dimensioni umane, storiche. Non ha il sapore biblico della fatica narrata da Giacomelli. Quella ritratta da Berengo è una terra che nutre, quella di Mario una gigantesca fronte rugosa.

La terra di Berengo Gardin ha la leggerezza di un ideogramma, quella di Giacomelli possiede tutta la tragicità di una similitudine.

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fotografo, critico, docente
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