Altre briciole

Willy Ronis, Lens, Pas-De-Calais, 1951

Willy Ronis, Lens, Pas-De-Calais, 1951

Quando guardo questa foto provo sempre una malinconia infinita. Perché mi ricorda il volto di mio padre. Un volto che ho visto molto poco, perché la sua breve vita l’ha trascorsa dentro e fuori gli ospedali e questo ritratto mi ricorda una delle ultime volte in cui, da bambino, ho avuto la possibilità di guardarlo.

So benissimo che la mia lettura di questa foto non era prevista dalla volontà dell’autore, perché su questa immagine io proietto qualcosa che proviene dalla mia esperienza, dalla mia storia.

Mi rendo conto che questa foto, con me, funziona come un detonatore che fa esplodere ricordi incontrollati. E così facendo spezzo il patto interpretativo che lega l’autore alla mia visione, mentre mi lascio andare ad una deriva evocativa. Cioè, come scrivevo ieri https://lavaligiadivangogh.wordpress.com/2014/05/13/le-briciole-e-la-fotografa/, in questo modo sposto l’equilibrio della comunicazione visiva dalla parte dell’osservatore.

Non so se tutto questo sia giusto o sbagliato. Però funziona. E’ vero che davanti ad ogni immagine (o testo) la cooperazione del lettore è fondamentale per il compimento del Destino della comunicazione e del senso, ma è anche vero che possono prendere vita altri Destini, altri significati che l’immagine genera a sua insaputa.

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fotografo, critico, docente
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