Officina. Dal taccuino dei sopralluoghi

Sopralluogo # 465

Sopralluogo # 465

Altro sopralluogo fotografico, altra esplorazione. La notte ha portato un vento freddo da nord che ha ripulito le luci. Alle otto la luce è già satura e violenta. Non dà tregua e l’azzurro ha la pulizia innaturale di certi quadri rinascimentali. E’ bastata una notte di vento e la luce ha un’altra fragranza, un altro suono. E’ una luce che non tollera sfumature.

Il vento è l’unico rumore presente in questo silenzio animato da folate violente. Raffiche rabbiose, che trasformano il suono delle foglie in un rombo assordante. Come quello delle onde di burrasca.

In questa atmosfera fotografo senza programma, d’istinto. Più che guardare, ascolto. Forse sono in cerca di un miracolo, di una epifania che mi scuota. Non so. Cerco di abbandonare ogni pensiero, anche se  – sotterranei – sento ancora scorrere nella mente ricordi fotografici di Wim Wenders. Mi concentro sul respiro per dimenticare questi ricordi visivi.

La luminosità perfetta e precisa di questo mattino non dà spazio al pastello, alla sfumatura e il controluce è tremendo. Provo una specie di stordimento da ripresa in questa sovrabbondanza di immagini possibili.

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fotografo, critico, docente
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