Le cose che faccio prima di fotografare

Se posso, prima di fotografare, faccio queste cose. Rituali molto semplici, magari banali, ma per me importanti.

Cammino. Nel senso che lascio che i miei passi mi inoltrino in quello spazio che poi, nell’immagine, si appiattirà. Camminando cerco di accumulare nella memoria il senso della profondità.

Accarezzo. Ad esempio, passo le dita su una foglia per percepirne la tessitura; oppure accarezzo la superficie della statua che dovrò fotografare. Accarezzando cerco di lasciare nella memoria il ricordo della materia, della consistenza delle cose.

Ascolto. Come per lo spazio, mi addentro nella profondità sonora della scena. Un altro modo per percepire le distanze. Accumulo echi.

Annuso. Soprattutto i luoghi e la loro luce. Perché, secondo me, ci sono luci che contengono profumi, come dopo i temporali. E questi profumi sono lì, sospesi nell’aria. La luce se ne libera, come una zavorra, un attimo prima di illuminare le cose.

Poi, prima di scattare, chiudo gli occhi per un momento e ripenso a tutte queste cose che stanno per svanire [clic] dall’immagine.

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fotografo, critico, docente
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