Paradigmi indiziari in fotografia

Molte volte ho scritto che la fotografia raccoglie frammenti di realtà. Pensandoci bene, però, a questo ragionamento manca un pezzetto e il post di oggi riguarderà la parte mancante del discorso.

Quando inquadro, quando seleziono un frammento di realtà prelevandolo dal flusso indistinto della vita, a quel frammento succede qualcosa. Ogni volta che fotografo, il mio frammento (disperso, senza senso) diventa dettaglio, indizio che porta con sé una possibilità di significato.

Ecco, la fotografia trasforma, secondo me, i frammenti in dettagli. Che sia il primo piano di un particolare o il campo lungo di un paesaggio, a tutto ciò che ho inquadrato offro la possibilità di essere salvato e riconosciuto; la possibilità di generare un orizzonte cui potrebbe tendere un probabile di senso; la possibilità di svelare i legami che legano il frammento/dettaglio/indizio al quadro (invisibile) che è rimasto fuori dai bordi.

Quando fotografo è un po’ come se mi trovassi sulla scena di un delitto, dove cerco di tradurre il caos in indizi che (mi) aiutino a capire cosa è successo.

Definirei tutto questo Paradigmi indiziari in fotografia.

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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2 risposte a Paradigmi indiziari in fotografia

  1. vilma ha detto:

    forse si potrebbe dire che la fotografia è sempre una fotografia di dettaglio, dal momento che, inevitabilmente, elimina una parte del contesto “che è rimasto fuori dai bordi” e ci propone solo una parte della realtà.
    Nikolaus Pevsner (riferendosi alla fotografia di architettura) scrive che ” la fotografia può evidenziare così intensamente un dettaglio, da renderlo più convincente sulla lastra che nell’originale”.
    E’ la stessa attribuzione/possibilità di significato che intendi tu? Il dettaglio parla un suo linguaggio iconico indipendente, autonomo ed altro?

    • lavaligiadivangogh ha detto:

      Si, Vilma, hai colto benissimo il ‘sottotesto’ del post di oggi: il tono leggero del diario, in realtà, rinvia da un lato al ruolo epistemologico del dettaglio. Mi riferisco, come avrai capito, al lavoro di Carlo Ginzburg ‘Spie. Radici di un paradigma indiziario’ e al suo recupero del metodo di attribuzione dei dipinti di Giovanni Morelli attraverso l’esame dei particolari trascurabili (orecchie, mani, unghie …). Dall’altro lato c’è il rinvio alla retorica, alla figura della sineddoche, per cui ogni dettaglio è al tempo stesso ‘linguaggio iconico autonomo’ e sineddoche, cioè ‘parte per il tutto’. Come dici bene tu: una fotografia è sempre una fotografia di dettaglio. Quindi, aggiungo, dal punto di vista retorico, una sineddoche.
      (Certo, è un ragionamento che ha bisogno di un luogo diverso rispetto ad un blog, però ho voluto provare a raccontarlo. Anche se occorreranno un paio di altri post ‘di supporto’. Già che ci sono: complimenti per il tuo sito.)
      A presto.

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