Esploratore dell’invisibile

Raffaele Morelli, lo psicoterapeuta, una volta ha detto che «Ci vogliono due occhi per fare un lavoro come il mio: uno che guarda le cose che accadono e l’altro che cerca in ogni cosa l’infinito che non si vede.»

Credo che questo doppio sguardo non appartenga solo all’analista, ma sia anche in dotazione al fotografo. Perché il fotografo non si limita a guardare il quotidiano, ma ascolta, scava, fruga nella realtà come un rabdomante in cerca d’acqua. Perché, molte volte, il fotografo è un esploratore dell’invisibile.

Sia che si tratti di sottolineare le forme del mondo; di cogliere una storia in uno sguardo o in un gesto; di vedere in un paesaggio lo spirito del luogo: c’è (quasi) sempre una parte di sguardo che non si accontenta delle apparenze, ma decide di sconfinare verso altre latitudini. Quelle dove ha dimora «l’infinito che non si vede.»

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fotografo, critico, docente
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2 risposte a Esploratore dell’invisibile

  1. Cinzia ha detto:

    Interessante parallelismo con uno psicoterapeuta… in fondo c’è una similarità tra il suo lavoro ed il tuo: la ricerca che arriva pian piano all’infinito che non si vede … la vera ricerca alla fine conduce sempre in quel luogo, un trampolino da cui alla fine ci si tuffa. La tua ricerca personale è come il buon vino, migliora man mano. Buon proseguio del tuo viaggio!!!

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